
Iran, tre condanne a morte confermate mentre l'economia collassa sotto il peso della guerra
La conferma delle condanne a morte per Ehsan Hosseinipour, Matin Mohammadi e Erfan Amiri, tre giovani arrestati durante le proteste di dicembre 2024, segna un nuovo, drammatico capitolo nella repressione interna iraniana. Il verdetto, ratificato dalla Corte Suprema e trasmesso agli uffici esecutivi, espone i tre al rischio immediato dell'esecuzione. Secondo quanto riferito da fonti vicine al comitato di monitoraggio dei detenuti, Hosseinipour avrebbe confessato sotto tortura, mentre il processo si è svolto dinanzi al giudice Iman Afshari, noto per la sua linea dura. Questo sviluppo giudiziario si inserisce in un contesto di crescente fragilità economica e sociale, acuito dal cessate il fuoco che ha sospeso le ostilità ma non le sofferenze materiali della popolazione.
Proprio la tregua, lungi dal portare sollievo, ha svelato la profonda crisi finanziaria che attanaglia il Paese. Dai messaggi ricevuti da cittadini di ogni regione emerge un quadro desolante: ritardi e tagli agli stipendi nel settore pubblico e privato, eliminazione dei benefit, licenziamenti di massa e chiusura di attività. A Tabriz, nel distretto industriale di Salimi, su mille e cinquecento stabilimenti solo sessanta restano operativi, e perlopiù legati a commesse statali. Le testimonianze parlano di aziende con venticinque anni di storia che hanno smantellato interi reparti, trattenendo solo i dirigenti. Il settore dei trasporti non è da meno: oltre mille compagnie avrebbero cessato l'attività, lasciando migliaia di autisti senza lavoro. L'insicurezza lavorativa dilaga, mentre l'inflazione e la svalutazione del rial divorano i risparmi.
In questo clima di sofferenza diffusa, la diplomazia iraniana tenta di muoversi su più fronti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi è atteso a Islamabad venerdì sera con una delegazione ristretta, in un segnale di dialogo con il Pakistan, mentre Pechino ha smentito con fermezza le accuse di Donald Trump riguardo a un presunto carico di armi su una nave iraniana intercettata. Per gli analisti di Bruxelles, queste mosse rivelano la duplice strategia di Teheran: da un lato cercare alleati regionali per aggirare l'isolamento, dall'altro tenere aperto un canale con la Cina, cruciale per il commercio e gli investimenti. Ma la risposta cinese, netta e pubblica, suggerisce che il rapporto con la Repubblica Islamica è sempre più condizionato dalla prudenza di fronte alle pressioni occidentali.
L'attenzione europea, e in particolare italiana, non può ignorare queste dinamiche. L'Italia, da sempre ponte tra l'Occidente e il Mediterraneo allargato, segue con apprensione l'evoluzione iraniana: il rischio di una nuova ondata di profughi, la possibile destabilizzazione dell'Iraq e della Siria, e le ripercussioni sul mercato energetico sono scenari che riguardano da vicino Roma e l'Unione. Se la repressione interna si inasprisce mentre l'economia sprofonda, il regime di Teheran potrebbe cercare diversivi esterni, accentuando la tensione con Israele o nel Golfo. Il futuro immediato dell'Iran si gioca su un crinale sottile: tra l'incudine della crisi interna e il martello di un sistema di alleanze sempre più fragile. Per l'Europa, resta l'urgenza di monitorare, prevenire e, se possibile, mediare.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsAmazon supera per la prima volta i 3.000 miliardi di capitalizzazione, spinta dall'IA
3 lingue · 11 testate
Da TechnologyGli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali
1 lingua · 8 testate