
La battaglia per i collegi americani: Virginia e Texas ridisegnano il Congresso
La guerra di mappe elettorali in Virginia si avvia verso la Corte Suprema statale dopo che un giudice di contea ha bloccato la certificazione di un referendum che avrebbe dato ai Democratici un vantaggio di dieci a uno nei seggi alla Camera. Un episodio che, secondo gli analisti di Bruxelles, riflette una polarizzazione senza precedenti in uno Stato tradizionalmente moderato. Ma la Virginia non è sola: diversi Stati americani stanno attuando una rara ridefinizione dei distretti a metà decennio, spinti dall’urgenza delle elezioni di midterm del 2026 e dalla pressione dell’ex presidente Trump sui共和icani per rafforzare la loro stretta maggioranza alla Camera.
I repubblicani del Texas hanno già ridisegnato i collegi, puntando a conquistare cinque nuovi seggi, mentre in California, Missouri, Carolina del Nord e Utah le controparti democratiche tentano di rispondere con iniziative simili. La pratica del gerrymandering, antica quanto la Repubblica americana, si è intensificata da quando la Corte Suprema federale, nel 2019, ha negato ai tribunali ordinari il potere di sindacare le manipolazioni partigiane. Il risultato è una corsa al ribaltamento degli equilibri congressuali che, nell’ottica di Pechino e di altre capitali globali, mina la credibilità democratica degli Stati Uniti.
Per l’Italia e l’Europa, il quadro è preoccupante: un Congresso instabile potrebbe incidere sugli impegni atlantici e sulla politica commerciale. La partita, però, è tutt’altro che chiusa. La Corte Suprema federale potrebbe presto intervenire su un caso proveniente dalla Florida, dove una legge statale vieta il ridisegno a metà mandato.
Se i giudici dovessero dichiararla incostituzionale, l’intero processo di redistricting subirebbe un contraccolpo. Nel frattempo, i Democratici appaiono in vantaggio tattico, ma la fragilità della loro posizione emerge ogni volta che un tribunale locale o un ricorso shock come quello di Virginia fa vacillare il castello di carte. Le elezioni del 2026 si annunciano, insomma, decise non solo dagli elettori, ma anche dai cartografi.
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