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venerdì 1 maggio 2026

L'America chiude la più lunga paralisi di sempre, ma il nodo immigrazione resta irrisolto

Il più lungo shutdown parziale nella storia degli Stati Uniti si è concluso giovedì, quando il presidente Donald Trump ha firmato la legge di finanziamento per gran parte del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dopo settantasei giorni di stallo che avevano messo in ginocchio agenzie cruciali come la TSA, la Guardia Costiera e la FEMA. Il provvedimento, approvato dalla Camera con un voto vocale dopo settimane di resistenze repubblicane, sblocca fondi fino al 30 settembre, ma esclude deliberatamente le risorse per l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e parti della Border Patrol, lasciando aperta la ferita politica all’origine della crisi. La paralisi era scattata il 14 febbraio, quando i democratici avevano negato il loro sostegno al bilancio per protestare contro le tattiche repressive della polizia immigratoria, chiedendo riforme come l’uso di body camera e limiti ai passamontagna dopo l’uccisione di due cittadini americani in Minnesota.

L’accordo è stato raggiunto solo dopo che la Casa Bianca ha lanciato l’allarme: i fondi di emergenza per pagare gli stipendi dei dipendenti TSA si sarebbero esauriti a maggio, minacciando il caos negli aeroporti. Da Bruxelles, gli analisti osservano con preoccupazione come l’instabilità istituzionale americana possa indebolire la credibilità dell’alleato atlantico, mentre Pechino coglie l’occasione per sottolineare le disfunzioni della democrazia statunitense. Per l’Italia, il rischio concreto di nuovi ritardi nei voli transatlantici – già sperimentati durante il precedente shutdown – resta un campanello d’allarme per il turismo e i collegamenti commerciali.

Ma la tregua è solo temporanea: il Congresso dovrà ora redigere entro il 1º giugno – come richiesto da Trump – un pacchetto separato da 70 miliardi per ICE e Border Patrol, riaccendendo lo scontro tra chi chiede più deterrenti e chi invoca tutele civili. La partita, insomma, è rinviata, e la fragilità del sistema di bilancio americano, sempre più ostaggio di veti incrociati, lascia presagire nuove emergenze.

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L'America chiude la più lunga paralisi di sempre, ma il nodo immigrazione resta irrisolto

Il più lungo shutdown parziale nella storia degli Stati Uniti si è concluso giovedì, quando il presidente Donald Trump ha firmato la legge di finanziamento per gran parte del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dopo settantasei giorni di stallo che avevano messo in ginocchio agenzie cruciali come la TSA, la Guardia Costiera e la FEMA. Il provvedimento, approvato dalla Camera con un voto vocale dopo settimane di resistenze repubblicane, sblocca fondi fino al 30 settembre, ma esclude deliberatamente le risorse per l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e parti della Border Patrol, lasciando aperta la ferita politica all’origine della crisi. La paralisi era scattata il 14 febbraio, quando i democratici avevano negato il loro sostegno al bilancio per protestare contro le tattiche repressive della polizia immigratoria, chiedendo riforme come l’uso di body camera e limiti ai passamontagna dopo l’uccisione di due cittadini americani in Minnesota.

L’accordo è stato raggiunto solo dopo che la Casa Bianca ha lanciato l’allarme: i fondi di emergenza per pagare gli stipendi dei dipendenti TSA si sarebbero esauriti a maggio, minacciando il caos negli aeroporti. Da Bruxelles, gli analisti osservano con preoccupazione come l’instabilità istituzionale americana possa indebolire la credibilità dell’alleato atlantico, mentre Pechino coglie l’occasione per sottolineare le disfunzioni della democrazia statunitense. Per l’Italia, il rischio concreto di nuovi ritardi nei voli transatlantici – già sperimentati durante il precedente shutdown – resta un campanello d’allarme per il turismo e i collegamenti commerciali.

Ma la tregua è solo temporanea: il Congresso dovrà ora redigere entro il 1º giugno – come richiesto da Trump – un pacchetto separato da 70 miliardi per ICE e Border Patrol, riaccendendo lo scontro tra chi chiede più deterrenti e chi invoca tutele civili. La partita, insomma, è rinviata, e la fragilità del sistema di bilancio americano, sempre più ostaggio di veti incrociati, lascia presagire nuove emergenze.

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