
L’assedio a Starmer: tra l’affare Mandelson e la rivolta dei sindaci
La tenuta del governo laburista di Keir Starmer è appesa al filo di una settimana parlamentare che rischia di trasformarsi in una resa dei conti. Il primo ministro britannico dovrà affrontare un voto alla Camera dei Comuni, atteso già martedì, che potrebbe incaricare la potente Commissione per i privilegi di indagare se abbia mentito al Parlamento sulla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore a Washington. La vicenda, che ruota attorno al mancato nulla osta di sicurezza inizialmente negato all’esponente laburista per via di frequentazioni legate al finanziere Jeffrey Epstein, è soltanto la crepa più visibile di un edificio politico ormai profondamente lesionato. A rendere il quadro esplosivo giungono le confidenze di tre sindaci laburisti – Sadiq Khan a Londra, Steve Rotheram per la regione di Liverpool e Richard Parker nelle West Midlands – i quali hanno confidato che la figura di Starmer, percepita come distante e logorata dai continui dietrofront, è diventata un ostacolo nel porta a porta, allontanando un elettorato che si prepara alle elezioni amministrative del 7 maggio.
Che la premiership di Starmer fosse entrata in una fase crepuscolare lo si coglie anche dalle manovre interne al partito. Secondo analisti londinesi, le due figure date per favorite in una eventuale corsa alla successione – Angela Rayner e Wes Streeting – mantengono in pubblico una fedeltà di facciata, ma i loro alleati fanno sapere che basterebbe un’accumulazione ravvicinata di passi falsi perché la pressione diventi insostenibile. Il Labour, del resto, non ha mai premiato l’ambizione scoperta quanto i conservatori, ma la serie di promesse elettorali disattese e l’incapacità di comunicare i pochi successi hanno già eroso il capitale di fiducia. In un passaggio editoriale ripreso anche da osservatori di Mosca, il premier viene descritto come un uomo che non nasconde il proprio disprezzo per la politica intesa come «affare sporco», un’attitudine che gli avrebbe impedito di affrontare i nodi strutturali, dalla riforma del welfare alla sicurezza energetica. L’ironia, notano dalla Russia con malcelato compiacimento, è che un’eventuale caduta sul caso Mandelson rappresenterebbe il più marginale dei suoi errori.
Lo scenario elettorale incombente dà sostanza alle inquietudini. In contee come il Sussex, roccaforte conservatrice che si estende lungo la Manica, le amministrative potrebbero ridisegnare la geografia politica. Qui non si votava dai tempi di Boris Johnson e l’ascesa di Reform UK, il partito di Nigel Farage, minaccia di frammentare il fronte moderato con conseguenze imprevedibili anche a livello nazionale. Per Bruxelles, che segue la crisi con una certa apprensione, un Regno Unito politicamente instabile e alle prese con un esecutivo fragile rappresenta un interlocutore inaffidabile nel complesso negoziato sul riavvicinamento post-Brexit. L’Italia, da sempre sensibile agli equilibri del triangolo Londra-Washington-Bruxelles, osserva la vicenda con la consapevolezza che un’eventuale implosione del governo britannico rallenterebbe i dossier economici e securitari comuni, dalla stabilizzazione libica alle intese commerciali bilaterali.
Nel frattempo, l’ex primo ministro conservatore Rishi Sunak ha scelto di intervenire con una critica tagliente, parlando di «grave errore di giudizio politico» e mettendo in guardia il governo dal trarre lezioni sbagliate: il problema, scrive Sunak, non è una défaillance procedurale ma proprio la capacità di giudizio di chi governa. È un colpo portato non da un avversario qualunque, ma dall’uomo che fino a pochi mesi fa sedeva a Downing Street e che conosce bene il peso delle scelte di nomina internazionale. La convergenza tra la rivolta dei sindaci, i sussurri di un golpe interno e l’offensiva delle opposizioni sta trasformando il voto amministrativo di maggio in un referendum implicito sulla leadership Starmer. Se il Labour dovesse subire l’emorragia che i primi cittadini temono, la domanda non sarà più se Starmer cadrà, ma quando e con quale contraccolpo per la già fragile architettura del centrosinistra europeo.
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