
Blocco navale Usa contro l’Iran: oltre settanta petroliere fermate, Teheran denuncia la violazione della tregua
Il comando militare americano annuncia il dirottamento di 57 navi. L’Iran accusa attacchi nello Stretto di Ormuz. L’Europa segue con preoccupazione.
Il comando centrale delle forze armate statunitensi per il Medio Oriente ha reso noto che, dall’inizio della missione di interdizione marittima, oltre settanta petroliere legate all’Iran sono state bloccate in entrata o in uscita dai porti della Repubblica islamica. Secondo i dati diffusi da Centcom, le imbarcazioni avrebbero una capacità complessiva di 166 milioni di barili di greggio, per un valore stimato superiore ai tredici miliardi di dollari. Cinquantasette di queste navi sono state già dirottate, quattro messe fuori uso. L’annuncio arriva mentre Teheran denuncia un’escalation militare: il ministero degli Esteri iraniano ha accusato Washington di aver violato il cessate il fuoco in vigore, colpendo due petroliere nei pressi del porto di Jask e dello Stretto di Ormuz, e bombardando le aree costiere che si affacciano sulla via d’acqua strategica.
L’operazione americana si inserisce in una strategia di massima pressione economica e militare volta a strangolare le esportazioni di petrolio iraniano, principale fonte di valuta pregiata per il regime degli ayatollah. Dall’ottica di Washington, il blocco rappresenta un deterrente indispensabile per impedire che i proventi petroliferi finanzino programmi nucleari e sostegno a milizie regionali. Pechino, principale acquirente del greggio iraniano, segue con apprensione la stretta: il blocco rischia di ridurre l’offerta sul mercato globale, facendo salire i prezzi del petrolio in un momento già fragile per l’economia cinese. A Bruxelles prevale la cautela: gli analisti europei temono che l’inasprimento della pressione su Teheran possa innescare una nuova crisi nello Stretto di Ormuz, punto di transito per un quinto del petrolio mondiale, con ripercussioni dirette sull’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche via mare.
L’Iran ha già minacciato di chiudere lo Stretto in passato, ma una risposta militare su larga scala appare improbabile, almeno nell’immediato. Più verosimile è un inasprimento delle tensioni asimmetriche: attacchi cibernetici, sabotaggi, azioni delle milizie filo-iraniane in Iraq e Yemen. Per l’Unione europea si profila un delicato esercizio diplomatico: da un lato mantenere aperti i canali di dialogo con Teheran, dall’altro non rompere con Washington. Il nodo è se il blocco navale riuscirà a piegare la resistenza economica iraniana o se, al contrario, spingerà la regione verso un conflitto più ampio. Il tempo stringe: ogni petroliera fermata è un pezzo del fragile equilibrio energetico globale che si incrina.
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