
L'eroe di Bondi Beach estorto dai fratelli: nuovi sviluppi sull'attentato antisemita
L'eroe musulmano che fermò l'attentato antisemita di Bondi Beach è vittima di estorsione dai fratelli; intanto un uomo è accusato di furto a una vittima.
Ahmed Al Ahmed, il trentacinquenne di origini siriane che il 14 dicembre scorso affrontò e disarmò uno dei due attentatori durante la strage di Bondi Beach, è ora vittima di una vicenda familiare agghiacciante. I suoi fratelli, Hozifa e Sameh, sono comparsi in tribunale accusati di averlo minacciato per estorcergli parte dei 2,6 milioni di dollari raccolti tramite una campagna di donazioni per le sue ferite. «Ti metterò la testa sotto lo stivale, ti romperò l'altro braccio e ti sfracellerò la faccia», avrebbe detto Hozifa al telefono, chiedendo centomila dollari a testa. La comunità australiana, che aveva celebrato il gesto di Al Ahmed come simbolo di resistenza all'odio antisemita, assiste ora sgomenta a un tradimento che sembra uscire da una tragedia classica.
Ma la scia dell'attentato non si esaurisce qui. La polizia del Nuovo Galles del Sud ha accusato un altro uomo per aver rubato l'attrezzatura fotografica di Peter Meagher, un ex poliziotto sessantunenne rimasto ucciso durante l'attacco. L'appello della vedova, Virginia, aveva smosso l'opinione pubblica a marzo; ora le indagini hanno portato a un arresto, a dimostrazione di come la giustizia stia ricostruendo tassello dopo tassello una notte di follia in cui persero la vita quindici persone, per lo più ebrei riuniti per la festa di Hanukkah.
La risposta delle istituzioni, intanto, ha assunto una dimensione senza precedenti. Il governo australiano ha stanziato oltre 600 milioni di dollari per cinque anni, quasi mille per ogni residente ebreo, in misure di sicurezza e lotta all'antisemitismo. Un impegno che, secondo gli analisti di Ottawa, mette in ombra quello canadese, fermo a settanta dollari pro capite. L'attentato di Bondi, come sottolineano gli osservatori di Bruxelles, ha rappresentato uno spartiacque nella percezione del pericolo antisemita in Occidente, spingendo Canberra a un'azione decisa che altri Paesi, Italia compresa, guardano con attenzione.
Dall'altra parte del mondo, la comunità ebraica di Sydney cerca di elaborare il lutto. Il rabbino Eli Schlanger, che organizzava da diciotto anni la cerimonia di Hanukkah sulla spiaggia, è stato ucciso nell'attacco. La sua visione, «far brillare il mondo con la fiamma ebraica», sopravvive in chi lo ricorda. Mentre i processi proseguono e le ferite si rimarginano, la domanda che resta, nell'ottica di Pechino come di Gerusalemme, è se la società australiana – e con essa l'Occidente – saprà trasformare la condanna in una coesione duratura, oltre l'emergenza.
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La cronaca si concentra sul processo ai fratelli del Bondi hero, accusati di averlo minacciato per ottenere parte dei fondi ricevuti dopo l'attacco. L'eroismo di Ahmed Al Ahmed viene evidenziato, ma il tradimento familiare suscita indignazione. Il governo australiano risponde aumentando la spesa per la sicurezza della comunità ebraica.
Il racconto esalta il gesto eroico del musulmano Ahmed Al Ahmed che ha salvato decine di ebrei durante l'attacco antisemita di Bondi, definendolo simbolo di convivenza. Il tradimento dei fratelli, che lo hanno minacciato per estorcergli denaro, viene descritto come un dramma familiare scioccante. La vicenda è inserita nel contesto più ampio dell'aumento dell'antisemitismo globale e della necessità di difendere la comunità ebraica.
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