
L’escalation cinese dell’auto elettrica scuote l’Europa e ridisegna la mobilità globale
BYD vola in Svizzera con un +3864%, mentre l’Italia fatica a tornare ai livelli pre-pandemia. La transizione elettrica accelera tra opportunità e fragilità.
L’exploit di BYD in Svizzera è il segnale più evidente di una mutazione in corso: il colosso cinese ha venduto 555 auto elettriche nell’aprile 2026, un incremento del 3864 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In quattro mesi ha già superato Tesla, segnando l’ingresso definitivo del dragone nei mercati europei. La Svizzera, paese tradizionalmente cauto, diventa così un laboratorio della nuova concorrenza asiatica, capace di offrire veicoli a prezzi competitivi e di espandere rapidamente la propria rete di vendita, con l’obiettivo di ottanta punti vendita entro il 2028.
Intanto, il mercato italiano mostra segni di ripresa, ma con cautela. Ad aprile le immatricolazioni sono cresciute dell’11,6 per cento, il quinto mese consecutivo di aumento, eppure il confronto con il 2019 lascia un saldo negativo del 10 per cento. Il settore si muove su un equilibrio precario, frenato da incertezze normative e da una domanda ancora timida per l’elettrico. La ripresa c’è, ma non ha la forza per trainare la transizione: il divario con i livelli pre-pandemia resta ampio, e la fragilità strutturale dell’industria automobilistica italiana emerge con chiarezza.
Ben diverso il quadro in America Latina. In Costa Rica, l’aumento del prezzo dei carburanti legato alla volatilità geopolitica ha accelerato l’adozione di veicoli elettrici, per lo più di marca cinese come Geely e BYD, che già popolano le stazioni di ricarica vicino a San José. In Brasile, il dibattito sulla mobilità del futuro si fa più sofisticato: il progetto “Nova Era dos Veículos” coinvolge governo e imprese per disegnare una strategia che intrecci elettrico, ibrido e connettività, puntando a un mercato in cui i veicoli elettrificati rappresentano ormai una quota significativa. Anche a Città del Messico, secondo gli analisti locali, la modernizzazione del trasporto merci è vista come una priorità per ridurre l’impatto ambientale e sostenere le catene logistiche, con flotte sempre più efficienti che rispondono alle esigenze di una megalopoli in crescita.
Per l’Europa e l’Italia, la sfida è duplice: da un lato cogliere le opportunità dell’innovazione cinese, che offre veicoli a prezzi competitivi; dall’altro evitare una dipendenza tecnologica che potrebbe indebolire la manifattura locale. La transizione elettrica non è più un’ipotesi, ma una realtà che avanza a velocità diverse, e il divario tra chi corre e chi arranca si fa sempre più visibile. L’ottica di Pechino è chiara: conquistare quote di mercato globale sfruttando la propria capacità produttiva e l’integrazione verticale. Per i governi occidentali, l’ora delle scelte strategiche è arrivata.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsIndonesia, stime di crescita del secondo trimestre divise: il governo punta sopra il 5%, gli analisti privati frenano
3 lingue · 11 testate
Da TechnologyGli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali
1 lingua · 8 testate