
L’India perde Raghu Rai, il fotografo che fermò il tempo tra Bhopal e il Bangladesh
L’India ha perso uno dei suoi occhi più lucidi e sensibili. Raghu Rai, fotoreporter di fama mondiale, si è spento domenica a Nuova Delhi all’età di ottantatré anni dopo una lunga battaglia contro il cancro. Con lui se ne va un pezzo di storia visiva del subcontinente: dalle macerie della guerra di liberazione del Bangladesh nel 1971 al dramma chimico di Bhopal nel 1984, dai ritratti di Indira Gandhi e Madre Teresa alla vita pulsante delle strade indiane, il suo obiettivo ha catturato l’essenza di un Paese in continua trasformazione. Per gli osservatori di Mumbai e Delhi, Rai è stato molto più di un cronista: è stato il fondatore di una memoria collettiva che, come lui stesso amava ricordare, la fotografia non può essere riscritta, a differenza della storia scritta.
La notizia della sua scomparsa ha avuto eco ben oltre i confini indiani. Negli ambienti fotografici europei, in particolare a Parigi e a Londra, Rai era ricordato come il protégé di Henri Cartier-Bresson, che lo aveva nominato membro della prestigiosa agenzia Magnum Photos nel 1971. Per i critici d’arte di Bruxelles e Milano, la sua eredità risiede nella capacità di coniugare l’istantanea giornalistica con una profondità artistica rara: le sue immagini non documentavano eventi, li trasformavano in icone. Basti pensare a quel bambino senza nome sepolto tra le vittime di Bhopal, un’immagine che ancora oggi interroga le coscienze globali sulle responsabilità industriali e umanitarie.
Dal punto di vista italiano, il lavoro di Raghu Rai offre spunti di riflessione anche per il nostro Paese, dove la fotografia d’autore ha sempre avuto un ruolo centrale nel racconto civile, da Letizia Battaglia a Gianni Berengo Gardin. Come ha osservato qualche analista culturale a Roma, la sua lezione sulla necessità di una testimonianza visiva che non si pieghi alla retorica è più attuale che mai in un’epoca di immagini effimere e manipolabili.
A portare avanti il suo sguardo è la figlia Avani Kaur Rai, fotografa e attrice, apparsa di recente nel film indiano “Ikkis” accanto a Dharmendra. Una continuità che suggerisce come il mestiere di raccontare il mondo attraverso la luce possa trasmettersi, ma mai imitarsi. Con la scomparsa di Raghu Rai, l’India perde un testimone irripetibile. E il mondo della fotografia perde un maestro che ha insegnato che essere abbastanza vicini è l’unico modo per rendere giustizia alla verità.
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