
Brasile oltre il target, Argentina in calo: il doppio volto dell’inflazione latinoamericana
Mentre l’Argentina prosegue la disinflazione, il Brasile sfonda il tetto ufficiale; in Messico e India il costo del cibo morde, complicando il quadro globale per le banche centrali.
A maggio 2026 l’inflazione in America Latina e in Asia ha dipinto un quadro divergente, accomunato però dalla pressione persistente dei generi alimentari e dell’energia. L’Argentina ha registrato un rallentamento mensile al 2,1%, il dato più contenuto da otto mesi, mentre il Brasile ha visto l’indice annuale salire al 4,72%, superando il limite del 4,5% fissato dal Consiglio Monetario Nazionale. In India i prezzi al dettaglio hanno toccato il massimo da sedici mesi al 3,9% e in Messico, nonostante un raffreddamento della cifra ufficiale, il paniere di base ha subito rincari quasi doppi rispetto all’inflazione generale.
In Argentina la decelerazione – dal 2,6% di aprile – consolida un sentiero avviato dopo lo shock di marzo, ma gli economisti locali mettono in guardia: per mantenere la tendenza occorre rafforzare le ancore valutaria e salariale, con possibili ripercussioni macroeconomiche. A giugno le stime private non escludono un ulteriore calo sotto il 2%, sebbene voci autorevoli come quella di Pedro Gaite invitino alla prudenza, sottolineando che difficilmente il ritmo di riduzione resterà così marcato. Intanto la divisione Alimenti e bevande ha segnato un +2,5%, ben oltre la media generale, e la mancata adozione di un paniere statistico aggiornato – che avrebbe prodotto un dato più alto – aggiunge opacità al quadro.
In Brasile l’IPCA è cresciuto dello 0,58% su base mensile, con un impatto significativo dei prodotti alimentari (+1,33%) e dell’energia elettrica (+3,67%), mentre i trasporti hanno parzialmente contenuto la dinamica grazie ai ribassi di benzina ed etanolo, favoriti dai sussidi governativi. Il tasso a dodici mesi resta ben oltre il target del 3% e complica le future decisioni del Banco Central, già alle prese con le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente e con l’avvicinarsi delle elezioni di ottobre. L’inflazione per le famiglie a basso reddito, misurata dall’INPC, ha raggiunto il 4,42%, intaccando il potere d’acquisto di chi percepisce salari minimi.
In Messico la dinamica è stata più ambigua: l’inflazione annuale è scesa sotto il 4% per la prima volta da febbraio, ma la canasta básica alimentaria è balzata di quasi il 7%, rendendo insufficiente il salario minimo. Anche in India l’aumento dei prezzi dei beni alimentari ha spinto l’indice dei prezzi al consumo verso la soglia del 4% fissata dalla Reserve Bank. Per l’Italia e l’Europa queste tendenze non sono irrilevanti: la volatilità delle materie prime agricole ed energetiche si riverbera sui mercati globali, condizionando le scelte della BCE e l’andamento del commercio internazionale. Mentre i governi latinoamericani e asiatici sperimentano politiche eterogenee, dalla stretta monetaria ai sussidi, il consolidamento di un ciclo disinflazionistico globale appare tutt’altro che scontato.
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.40 | critical |
L'inflazione argentina di maggio è scesa al 2,1%, il minimo in otto mesi, confermando una tendenza al ribasso. Tuttavia, gli analisti avvertono che per sostenere questa disinflazione servono ancoraggi più forti del tasso di cambio e dei salari, il che potrebbe gravare su altre variabili macroeconomiche.
L'inflazione al dettaglio in India è salita al 3,9% a maggio, massimo da 16 mesi, spinta dall'aumento dei prezzi alimentari. È la terza accelerazione mensile consecutiva, segnalando rinnovate pressioni sui prezzi dopo un periodo di stagnazione.
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