
L’intelligenza artificiale di Google varca la soglia del segreto militare
Il Pentagono potrà d’ora in poi addestrare e interrogare i modelli di intelligenza artificiale generativa di Google su dati coperti da classifica di segretezza. L’accordo, concluso in sordina e rivelato da alcune inchieste giornalistiche americane, segna un salto di qualità nella simbiosi tra la Silicon Valley e l’apparato militare statunitense, scavalcando le resistenze interne dei dipendenti di Mountain View e silenziando, almeno per ora, il dibattito etico che aveva preso corpo già nel 2018, quando migliaia di ingegneri si dimisero o protestarono contro il coinvolgimento nel programma Maven. Secondo fonti vicine al dossier, le intelligenze artificiali della famiglia Gemini saranno vincolate da clausole che ne escludono formalmente l’impiego per la sorveglianza di massa sul suolo americano e per la selezione autonoma dei bersagli, a meno che non vi sia un «adeguato controllo umano». Google, da parte sua, non potrà sindacare né porre veto alle decisioni operative legittime del governo: un cedimento di sovranità algoritmica che le cancellerie europee non hanno mancato di registrare.
La scelta di Washington si inserisce in una ridefinizione più ampia dei rapporti di fornitura. Fino a poche settimane fa, il fornitore esclusivo di modelli linguistici per gli impieghi classificati era Anthropic, la start-up californiana che aveva fatto del principio di sicurezza un marchio. Alla fine di febbraio l’amministrazione americana ha rotto bruscamente tutti i contratti, una decisione che Anthropic contesta per vie legali e che ha aperto un vuoto immediatamente colmato da Google e, in prospettiva, da OpenAI – la cui integrazione nei sistemi protetti richiederà tuttavia ancora alcuni mesi. In questo scenario, Elon Musk spinge intanto la sua xAI come terzo attore sulla scena, completando un quadro che dall’ottica di Bruxelles appare come una corsa all’accaparramento di capacità computazionali segrete dalle regole di ingaggio ancora tutte da scrivere.
Proprio su quel crinale etico si è consumata l’ultima battaglia dei dipendenti di Google. Più di 560 tra addetti e ricercatori hanno sottoscritto una lettera aperta all’amministratore delegato Sundar Pichai per chiedere che l’azienda rifiuti di mettere le proprie IA al servizio di scopi militari classificati. «L’intelligenza artificiale deve andare a beneficio dell’umanità – hanno scritto –, non essere impiegata in modi disumani o estremamente dannosi, incluse le armi autonome letali». La replica implicita della società, che rivendica un generico sostegno alle istituzioni americane sia in ambito segreto sia palese, conferma che il dissenso interno è stato valutato come un prezzo politico sopportabile.
Per l’Italia e l’Europa il nuovo asse tra il Pentagono e le grandi piattaforme dell’IA solleva interrogativi delicati. Da un lato, l’Alleanza atlantica è il perimetro di sicurezza condivisa, e il nostro Paese, che ospita basi americane e partecipa a programmi congiunti, potrebbe trarre vantaggio indiretto da strumenti di analisi predittiva più rapidi. Dall’altro, l’accelerazione americana rischia di scavalcare l’impianto del neonato AI Act europeo, che pur esentando formalmente i sistemi militari prevede una discussione vincolante sulla definizione di armi autonome e sul principio di controllo umano significativo. Gli analisti di Bruxelles temono che l’esempio americano, moltiplicato dalla concorrenza con la Cina – dove Pechino guarda con estremo interesse agli sviluppi ma opera in un regime di opacità assoluta – possa spingere i ministeri della Difesa europei a cercare scorciatoie tecnologiche, allentando i cordoni di una regolazione ancora in fase di prima applicazione.
Il vero banco di prova sarà la trasparenza. Se l’accordo Google-Pentagono resterà avvolto nel segreto, l’effetto domino sugli alleati e sui competitor sarà governato più dalla paura di restare indietro che da una riflessione strategica condivisa. In un momento in cui l’IA generativa viene integrata nella gestione di dossier sensibili quanto quelli delle missioni di difesa, il confine tra efficienza operativa e deresponsabilizzazione umana si fa sottile. Le prossime mosse – il contenzioso di Anthropic, l’eventuale ingresso di OpenAI, la reazione dei parlamenti europei – diranno se la stagione che si è appena aperta sarà quella di una corsa agli armamenti cognitivi senza arbitri, oppure se la protesta di 560 ingegneri potrà ancora rivelarsi qualcosa di più di un gesto simbolico.
Allarga lo sguardo
Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera
2 lingue · 36 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
4 lingue · 16 testate
Da TechnologyAmazon finanzia in Texas un impianto a gas da 7,65 GW per i data center
2 lingue · 8 testate