
L’Iran giustizia un dottorando accusato di spionaggio: escalation di esecuzioni sullo sfondo della guerra ombra
Teheran ha impiccato un dottorando dell’Università di Scienza e Tecnologia, accusato di spionaggio per Cia e Mossad, in una escalation di esecuzioni che accresce lo scontro con l’Occidente.
La notizia è arrivata con l’annuncio della magistratura iraniana: Erfan Shakourzadeh, ventinove anni, dottorando presso la prestigiosa Iran University of Science and Technology, è stato impiccato all’alba di lunedì dopo essere stato condannato per spionaggio a favore della Cia e del Mossad. Secondo l’agenzia giudiziaria Mizan Online, il giovane avrebbe collaborato con i servizi segreti nemici in tre fasi, sfruttando le sue competenze nel settore satellitare all’interno di un’istituzione scientifica strategica. Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani con sede in Norvegia, come Iran Human Rights e Hengaw, riferiscono che Shakourzadeh aveva scritto un messaggio prima dell’esecuzione per respingere le accuse come fabbricate, denunciando di essere stato tenuto in isolamento e sottoposto a tortura durante l’interrogatorio.
Questa esecuzione non è un episodio isolato. Solo il giorno dopo, le autorità di Teheran hanno giustiziato Abdoljalil Shahbakhsh, condannato per ribellione armata in quanto membro del gruppo sunnita Ansar al-Furqan, attivo nella provincia sudorientale del Sistan-Baluchestan. Le impiccagioni si inseriscono in un’ondata repressiva che accompagna la guerra non dichiarata tra l’Iran, gli Stati Uniti e Israele, un conflitto che si combatte sui fronti cyber, nucleare e di influenza regionale. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’intensificarsi delle condanne a morte riflette la volontà di Teheran di mostrare un pugno di ferro verso qualsiasi forma di dissidenza o spionaggio, mentre la pressione internazionale resta sterile.
Da Washington, la Casa Bianca ha condannato le esecuzioni, ma senza annunciare nuove sanzioni specifiche, segno di una diplomazia che fatica a trovare leve efficaci. L’ottica di Pechino, invece, è più fredda: la Cina continua a mantenere rapporti economici con l’Iran, privilegiando gli accordi petroliferi e la cooperazione lungo la Via della Seta, e ha evitato commenti diretti. Per l’Italia e l’Europa, la situazione è delicata. La ripresa di un dialogo sul nucleare iraniano è ormai congelata, e Bruxelles teme che l’escalation esecutiva possa innescare una nuova ondata migratoria dalla regione, oltre a complicare la protezione dei cittadini europei detenuti in Iran con accuse simili.
Guardando avanti, il ciclo di violenza giudiziaria appare destinato a proseguire. L’Iran non accenna a rallentare le esecuzioni, anzi le usa come strumento di deterrenza interna e di sfida verso l’esterno. Gli Stati Uniti e Israele, dal canto loro, non ridimensioneranno le operazioni di intelligence. In questo scenario, l’Europa rischia di restare invischiata in una partita in cui le sanzioni non bastano e la diplomazia tace, mentre il prezzo più alto lo pagano i diritti umani e la stabilità di un’intera regione.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsGIIAS 2026: a Tangerang debutti premium, elettrificazione e un record mondiale
1 lingua · 11 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate