
L’Iran ridefinisce lo Stretto di Hormuz: una ‘mezzaluna’ di controllo larga 500 chilometri
I Pasdaran annunciano un decuplicamento della zona operativa nel Golfo. Turchia e Qatar protestano. L’Europa teme conseguenze sull’approvvigionamento energetico.
L’annuncio, nella sua portata strategica, non ha precedenti recenti. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz non è più un angusto passaggio marittimo largo poche decine di miglia, ma una ‘vasta area operativa’ a forma di mezzaluna che si estende per circa cinquecento chilometri, dalla città di Jask, a est, fino all’isola di Siri, a ovest. Il vicecomandante della Marina dei Pasdaran, Mohammad Akbarzadeh, ha spiegato che la larghezza della zona è passata da trenta a trecento miglia nautiche, un decuplicamento che di fatto ridisegna la geografia militare del Golfo. La mossa arriva mentre la tregua regionale, già fragile dopo lo scoppio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele lo scorso febbraio, appare sul punto di collassare del tutto.
L’iniziativa iraniana non è passata inosservata nei paesi rivieraschi. Secondo gli analisti di Riad e Abu Dhabi, la nuova delimitazione rappresenta una sfida diretta al diritto del mare e alla libertà di navigazione, pilastri su cui si regge l’economia della regione. Il Kuwait ha reso noto di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di quattro membri dei Pasdaran, episodio che conferma la tensione crescente. Anche attori tradizionalmente più dialoganti con Teheran, come Turchia e Qatar, hanno espresso disappunto, rimproverando all’Iran la strumentalizzazione di una via d’acqua vitale per i flussi energetici globali. Nell’ottica di Bruxelles, la notizia è stata accolta con allarme: lo Stretto di Hormuz è un punto di transito per circa un quinto del petrolio mondiale e per una quota significativa del gas liquefatto diretto in Europa, e qualsiasi restrizione rischia di ripercuotersi direttamente sui prezzi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti italiani ed europei, già messi a dura prova dalla crisi ucraina.
Dal punto di vista militare, la ridefinizione della zona di controllo trasforma l’intero Golfo Persico meridionale in un potenziale teatro di scontro. Teheran, attraverso i Pasdaran, ribadisce di non voler tollerare violazioni delle proprie acque territoriali, ma la comunità internazionale – in particolare Washington e i suoi alleati – valuta se rispondere con una missione navale di scorta o con un rafforzamento della presenza militare. La scelta iraniana ha anche un valore simbolico: il nuovo perimetro, descritto come ‘completa mezzaluna’, richiama l’idea di un arco difensivo che parte dalla costa orientale e arriva fino alle isole contestate di Grande e Piccola Tunb, oggetto di contenzioso con gli Emirati Arabi Uniti.
Guardando al futuro, il passo dei Pasdaran rischia di innescare un’escalation difficile da controllare. L’Iran ha già dimostrato, in passato, di poter interferire con il traffico marittimo attraverso azioni mirate contro petroliere o navi mercantili. Stavolta, però, l’ampliamento della zona operativa potrebbe portare a scontri più frequenti con le marine occidentali, in un momento in cui la diplomazia appare in stallo. Per l’Italia, che importa dall’area una quota rilevante del proprio greggio, l’unica via d’uscita resta un negoziato che coinvolga tutte le parti, ma il margine di manovra si assottiglia di giorno in giorno. Come osservano gli analisti di Londra e Parigi, la partita si gioca ormai su un tabellone che unisce militarmente, economicamente e politicamente il Medio Oriente all’Europa.
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.80 | critical |
| Stampa iraniana e affini | +0.90 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
La stampa russa riporta l'annuncio del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come un fatto compiuto, sottolineando l'aumento decuplicato della zona di controllo senza aggiungere commenti critici. La notizia viene presentata in modo tecnico e descrittivo, con citazioni dirette del vicecomandante Akbarzade, senza inquadrare la mossa come una provocazione. L'enfasi è sulla nuova configurazione geografica a 'mezzaluna' e sul cambiamento operativo, non sulle implicazioni per la sicurezza regionale.
I media del Golfo denunciano con toni accesi la decisione iraniana come una palese violazione del diritto marittimo internazionale e un atto di coercizione. Sottolineano le proteste degli stati del Golfo e collegano l'espansione a tentativi di infiltrazione sventati, come il caso del Kuwait. La narrazione è allarmata e accusatoria, presentando Teheran come una minaccia diretta alla stabilità regionale e alla libertà di navigazione.
I media iraniani celebrano l'annuncio come una vittoria strategica, descrivendo la nuova zona di controllo come un 'crescente' di 500 chilometri che rafforza la sovranità nazionale. Il tono è trionfale e rivendicativo, con citazioni ufficiali che sottolineano la determinazione a non tollerare violazioni. La notizia viene inquadrata come un passo naturale nella difesa degli interessi iraniani, senza spazio per critiche o preoccupazioni internazionali.
La stampa atlantica riporta la notizia con un tono misurato ma scettico, sottolineando le implicazioni per la sicurezza globale e la libertà di navigazione. Viene evidenziato il contrasto tra la definizione tradizionale dello stretto e la nuova 'vasta area operativa', senza però cadere in allarmismi eccessivi. L'analisi si concentra sulle possibili conseguenze per il traffico petrolifero e per gli equilibri militari nella regione, con un occhio alle reazioni degli alleati del Golfo.
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