
Teheran rivendica attacchi alle basi Usa in Kuwait e Giordania, Washington nega danni agli F-35
L’Iran afferma di aver colpito con droni e missili infrastrutture militari americane nella regione, mentre il Kuwait intercetta velivoli ostili e il Pentagono smentisce la distruzione di caccia.
L’escalation militare tra Iran e Stati Uniti ha registrato un nuovo capitolo con la rivendicazione, da parte di Teheran, di una serie di attacchi condotti con droni e missili balistici contro installazioni americane in Kuwait e Giordania. Secondo un comunicato dell’esercito iraniano diffuso dall’agenzia Tasnim, le forze di Teheran hanno preso di mira hangar per aerei da combattimento, sistemi di comunicazione satellitare e depositi di equipaggiamento presso la base aerea Ahmad al-Jaber in Kuwait, descritta come un centro nevralgico per le operazioni aeree e di sorveglianza statunitensi. Parallelamente, la Guardia Rivoluzionaria ha dichiarato di aver lanciato missili balistici contro la base di Azraq (nota anche come Muwaffaq Salti) in Giordania, affermando di aver distrutto tre caccia F-35 e danneggiato gravemente altri tre velivoli, oltre a causare vittime tra il personale tecnico e di manutenzione.
Le rivendicazioni iraniane sono state respinte dal Pentagono, che ha negato qualsiasi perdita o danneggiamento di aeromobili, sostenendo che tutti i missili e i droni sono stati intercettati o non hanno raggiunto i bersagli. Una posizione che trova riscontro nella dichiarazione delle Forze Armate del Kuwait, le quali hanno reso noto di aver individuato e distrutto droni ostili nello spazio aereo nazionale sin dalle prime ore di venerdì, impedendo attacchi a installazioni vitali e militari. Il portavoce della Difesa kuwaitiana ha precisato che l’aggressione iraniana ha provocato solo danni materiali causati dalla caduta di detriti, senza vittime. La discrepanza tra le narrative sottolinea la difficoltà di verificare in modo indipendente l’efficacia delle operazioni in un contesto di guerra dell’informazione.
Teheran inquadra queste azioni come la ventisettesima fase dell’Operazione Sa’eqeh (Fulmine) e come risposta diretta ai recenti bombardamenti statunitensi, in particolare a un raid che nella notte di mercoledì ha colpito un’abitazione civile sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, uccidendo una coppia e il loro figlio di due anni. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, ha avvertito che gli Stati Uniti “pagheranno le conseguenze” per lo spargimento di sangue innocente. L’attacco a Qeshm, confermato da fonti locali, ha riacceso le ostilità dopo un periodo di relativa pausa, facendo deragliare il processo negoziale avviato con il Memorandum d’intesa di Islamabad, che il Pakistan, nel ruolo di mediatore, sta tentando di rilanciare per riportare le parti al tavolo del dialogo.
L’allargamento del conflitto a paesi terzi come Kuwait e Giordania, unito agli attacchi contro il porto egiziano di Damietta e alle esplosioni segnalate nel nord dell’Iraq, aggrava i rischi per la sicurezza energetica globale. Secondo fonti di Riad, mesi di attacchi hanno già ridotto significativamente le esportazioni di petrolio dalla regione, spingendo quattordici nazioni a sostenere una proposta saudita per una coalizione marittima multinazionale a protezione delle rotte nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Sul fronte diplomatico, Pechino ha smentito come “false e infondate” le notizie di un suo presunto invio di lanciamissili antiaerei a Teheran, mentre a Washington i repubblicani del Senato hanno bloccato un nuovo tentativo di limitare i poteri militari del presidente Trump nella campagna contro l’Iran. Il dossier resta in una fase di stallo operativo e negoziale, con il Pakistan che continua a premere per una de-escalation, mentre sul terreno le forze kuwaitiane mantengono lo stato di massima allerta.
| Stampa iraniana e affini | +1.00 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.60 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
L'Iran colpisce con droni le infrastrutture strategiche statunitensi in Kuwait come risposta legittima all'aggressione americana e al barbaro attacco su Qeshm.
Presenta l'attacco come una reazione proporzionata e inevitabile a un'offensiva ingiustificata, utilizzando il linguaggio della difesa e della vendetta per civili uccisi.
Non menziona che il Kuwait ha intercettato i droni e che non ci sono state vittime o danni significativi alle forze USA, né la smentita del Pentagono sulla distruzione di caccia F-35.
Il Kuwait respinge gli attacchi iraniani come aggressione ostile, abbattendo i droni e difendendo la sovranità nazionale.
Enfatizza l'atto come violazione della sovranità kuwaitiana e minaccia alla sicurezza, usando il termine 'aggressione iraniana' per delegittimare l'azione.
Non menziona il contesto delle vittime civili iraniane a Qeshm che hanno motivato l'attacco, né le rivendicazioni iraniane di aver colpito con successo obiettivi USA.
L'Iran annuncia un attacco con droni contro basi USA in Kuwait, ma non vi sono conferme indipendenti né rapporti dal Kuwait o dal Pentagono.
Riporta la rivendicazione iraniana affiancandola alla mancanza di riscontri, creando un'aura di incertezza che riduce la credibilità dell'annuncio.
Non include la prospettiva kuwaitiana dell'intercettazione né la descrizione dettagliata delle vittime civili iraniane fornita dalla stampa iraniana.
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