
L’ombra dell’estremismo sulla maggiore casa editrice russa: il caso Eksmo scuote Mosca e l’Europa
Dopo ore di interrogatorio e una notte di apprensione, i vertici del colosso editoriale russo Eksmo sono stati rilasciati con l’obbligo di presentarsi nuovamente il 24 aprile. Il loro status processuale resta in sospeso, ma il quadro che emerge da Mosca è di una stretta senza precedenti contro la libertà di pubblicazione. Il presidente della casa editrice, Evgenij Kap’ev, insieme al direttore finanziario e alla vicedirettrice letteraria, è stato trattenuto il 21 aprile dopo perquisizioni condotte dal Comitato investigativo nell’ambito di un’inchiesta per attività estremistica. Il caso è legato alla diffusione di libri a tematica LGBT, giudicati estremisti dalla legislazione russa, e in particolare alle opere della casa editrice indipendente Popcorn Books, chiusa lo scorso gennaio. Secondo fonti vicine agli inquirenti, le accuse si basano sulle testimonianze di ex dipendenti che avrebbero riferito di un sistema di corruzione per favorire la vendita di testi banditi.
Da Mosca, gli analisti osservano come l’azione giudiziaria segni un’escalation nella campagna di repressione culturale voluta dal Cremlino. Il fatto che la perquisizione sia stata ripetuta il 23 aprile, stavolta con l’ipotesi di concussione, indica che l’indagine si allarga e che il potere punta a colpire non solo i contenuti ma l’intera filiera editoriale. Bruxelles guarda con preoccupazione: la mossa contro Eksmo, che pubblica anche autori europei tradotti, rischia di inasprire le già tese relazioni con l’Unione, mentre Pechino osserva con interesse l’evoluzione di un modello di controllo che potrebbe ispirare analoghe misure in Cina. Per l’Italia, il caso solleva interrogativi sulla sicurezza delle collaborazioni con editori russi e sulla tutela degli autori italiani in un mercato sempre più ostile.
In prospettiva, il rilascio temporaneo non è un segno di clemenza, ma una strategia per costruire un’accusa solida. Se i manager di Eksmo dovessero essere incriminati, si creerebbe un precedente devastante per l’industria libraria russa, già in ginocchio per le fughe di cervelli e le sanzioni. Il 24 aprile sarà una data spartiacque: potrebbe segnare l’inizio di un processo destinato a ridefinire i confini della censura in Russia e a ridefinire i rapporti culturali con l’Occidente.
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