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Economia e Mercativenerdì 15 maggio 2026

Powell lascia la Fed, Warsh al timone: l'indipendenza della banca centrale americana è a rischio?

Otto anni di tensioni con Trump, pandemia e inflazione. Ora il banchiere centrale più potente del mondo passa a un fedelissimo del presidente. I dubbi di Wall Street e dell'Europa.

Si chiude un'era alla Federal Reserve. Jerome Powell lascia la presidenza dopo otto anni segnati da sfide epocali – dall'inflazione bassissima del suo insediamento alla pandemia, dalla guerra in Ucraina alla più violenta impennata dei prezzi in quarant'anni – e da uno scontro costante con Donald Trump. Il testimone passa a Kevin Warsh, scelto dal presidente proprio per guidare la banca centrale verso un allentamento monetario che l'economia americana sembra chiedere a gran voce. Ma il nuovo presidente della Fed si insedia in un momento in cui l'inflazione torna a correre, alimentata da energia, conflitti e dazi, e i mercati obbligazionari già scommettono contro un rapido taglio dei tassi. Secondo gli analisti di Bruxelles, la nomina di Warsh – che in passato ha definito la leadership della Fed «rotta» e prigioniera della «tirannia dello status quo» – solleva interrogativi seri sulla capacità dell'istituto di mantenere la propria indipendenza dalla Casa Bianca.

Quando Powell arrivò alla Fed nel 2018, il problema era la scarsità di inflazione, non l'eccesso: salari stagnanti, milioni di americani ancora ai margini del lavoro. Poi venne il Covid, e Powell mobilitò ogni leva della banca centrale per salvare il sistema finanziario. La ripresa fu rapidissima, ma l'inflazione esplose ai livelli più alti da quarant'anni, aggravata dalla guerra in Ucraina. Trump non gli perdonò i quattro rialzi dei tassi del primo anno e lo soprannominò «troppo lento» per la gradualità con cui li ha poi ridotti. Da Washington, l'amministrazione vede nella prudenza di Powell un freno alla crescita che invece intende stimolare con ogni mezzo, anche a costo di mettere sotto pressione la Fed.

Nell'ottica di Mosca, la partita è tutta interna al duello tra un presidente che vuole crescita a tutti i costi e una banca centrale che deve tenere a bada l'inflazione. Il professore di economia dell'Università di Chicago Konstantin Sonin osserva che Warsh potrebbe rivelarsi «troppo lento» anche per Trump, nonostante le aspettative riposte in lui. Per l'Europa, la posta in gioco è doppia: da un lato la stabilità dei mercati finanziari globali, che dipende dalla credibilità della Fed; dall'altro la sicurezza che le scelte di Washington non inneschino una corsa al ribasso dei tassi con conseguenze inflazionistiche per il Vecchio continente. Secondo gli analisti di Francoforte, l'incognita maggiore è proprio l'autonomia del nuovo governatore.

Powell resta temporaneamente alla guida della Fed in veste di presidente pro tempore, in attesa che Warsh – già confermato dal Senato con 54 voti – presti giuramento. Ma la sua presenza non placa le incognite. Wall Street osserva con apprensione: i mercati non credono a un rapido allentamento monetario, e l'inflazione che torna a salire potrebbe costringere anche il più accomodante dei presidenti a mantenere una linea restrittiva. L'eredità di Powell è un'istituzione ancora forte, ma il nuovo corso sarà un test decisivo per la fedeltà al mandato di stabilità dei prezzi.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
3 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.80
CriticoFavorevole
ATLEURLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera+0.10neutral
Stampa europea continentale+0.80aligned
Stampa latinoamericana0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera+0.10

La copertura atlantica bilancia le lodi per la gestione di crisi senza precedenti con un esame critico delle controversie politiche, specialmente lo scontro con Trump. Viene sottolineata l'eredità di indipendenza della Fed, ma anche il caos ereditato e le incognite sul futuro. Il tono è misurato, con un occhio alla cronaca e uno all'analisi strategica.

PragmatismoScetticismo
Stampa europea continentale+0.80

I media dell'Europa continentale dipingono Powell come un eroe che ha resistito alle pressioni di Trump difendendo l'indipendenza della banca centrale. Pur riconoscendo alcuni errori tecnici, come la gestione iniziale dell'inflazione, la narrazione è trionfale: un uomo che ha tenuto testa al potere politico con dignità e fermezza. Il tono è ammirativo, quasi mitologico.

TrionfoScetticismo
Stampa latinoamericana0.00

La stampa latinoamericana adotta un approccio analitico e distaccato, concentrandosi sugli eventi economici concreti: pandemia, inflazione record, ciclo aggressivo di rialzo dei tassi. Powell è valutato per le sue decisioni tecniche, non per la personalità o il conflitto politico. Il tono è asciutto, quasi accademico, con sguardo rivolto all'impatto a lungo termine sulla regione.

PragmatismoDistacco
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venerdì 15 maggio 2026

Powell lascia la Fed, Warsh al timone: l'indipendenza della banca centrale americana è a rischio?

Otto anni di tensioni con Trump, pandemia e inflazione. Ora il banchiere centrale più potente del mondo passa a un fedelissimo del presidente. I dubbi di Wall Street e dell'Europa.

Si chiude un'era alla Federal Reserve. Jerome Powell lascia la presidenza dopo otto anni segnati da sfide epocali – dall'inflazione bassissima del suo insediamento alla pandemia, dalla guerra in Ucraina alla più violenta impennata dei prezzi in quarant'anni – e da uno scontro costante con Donald Trump. Il testimone passa a Kevin Warsh, scelto dal presidente proprio per guidare la banca centrale verso un allentamento monetario che l'economia americana sembra chiedere a gran voce. Ma il nuovo presidente della Fed si insedia in un momento in cui l'inflazione torna a correre, alimentata da energia, conflitti e dazi, e i mercati obbligazionari già scommettono contro un rapido taglio dei tassi. Secondo gli analisti di Bruxelles, la nomina di Warsh – che in passato ha definito la leadership della Fed «rotta» e prigioniera della «tirannia dello status quo» – solleva interrogativi seri sulla capacità dell'istituto di mantenere la propria indipendenza dalla Casa Bianca.

Quando Powell arrivò alla Fed nel 2018, il problema era la scarsità di inflazione, non l'eccesso: salari stagnanti, milioni di americani ancora ai margini del lavoro. Poi venne il Covid, e Powell mobilitò ogni leva della banca centrale per salvare il sistema finanziario. La ripresa fu rapidissima, ma l'inflazione esplose ai livelli più alti da quarant'anni, aggravata dalla guerra in Ucraina. Trump non gli perdonò i quattro rialzi dei tassi del primo anno e lo soprannominò «troppo lento» per la gradualità con cui li ha poi ridotti. Da Washington, l'amministrazione vede nella prudenza di Powell un freno alla crescita che invece intende stimolare con ogni mezzo, anche a costo di mettere sotto pressione la Fed.

Nell'ottica di Mosca, la partita è tutta interna al duello tra un presidente che vuole crescita a tutti i costi e una banca centrale che deve tenere a bada l'inflazione. Il professore di economia dell'Università di Chicago Konstantin Sonin osserva che Warsh potrebbe rivelarsi «troppo lento» anche per Trump, nonostante le aspettative riposte in lui. Per l'Europa, la posta in gioco è doppia: da un lato la stabilità dei mercati finanziari globali, che dipende dalla credibilità della Fed; dall'altro la sicurezza che le scelte di Washington non inneschino una corsa al ribasso dei tassi con conseguenze inflazionistiche per il Vecchio continente. Secondo gli analisti di Francoforte, l'incognita maggiore è proprio l'autonomia del nuovo governatore.

Powell resta temporaneamente alla guida della Fed in veste di presidente pro tempore, in attesa che Warsh – già confermato dal Senato con 54 voti – presti giuramento. Ma la sua presenza non placa le incognite. Wall Street osserva con apprensione: i mercati non credono a un rapido allentamento monetario, e l'inflazione che torna a salire potrebbe costringere anche il più accomodante dei presidenti a mantenere una linea restrittiva. L'eredità di Powell è un'istituzione ancora forte, ma il nuovo corso sarà un test decisivo per la fedeltà al mandato di stabilità dei prezzi.

Divergenza — chi la racconta come
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La copertura atlantica bilancia le lodi per la gestione di crisi senza precedenti con un esame critico delle controversie politiche, specialmente lo scontro con Trump. Viene sottolineata l'eredità di indipendenza della Fed, ma anche il caos ereditato e le incognite sul futuro. Il tono è misurato, con un occhio alla cronaca e uno all'analisi strategica.

PragmatismoScetticismo
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I media dell'Europa continentale dipingono Powell come un eroe che ha resistito alle pressioni di Trump difendendo l'indipendenza della banca centrale. Pur riconoscendo alcuni errori tecnici, come la gestione iniziale dell'inflazione, la narrazione è trionfale: un uomo che ha tenuto testa al potere politico con dignità e fermezza. Il tono è ammirativo, quasi mitologico.

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La stampa latinoamericana adotta un approccio analitico e distaccato, concentrandosi sugli eventi economici concreti: pandemia, inflazione record, ciclo aggressivo di rialzo dei tassi. Powell è valutato per le sue decisioni tecniche, non per la personalità o il conflitto politico. Il tono è asciutto, quasi accademico, con sguardo rivolto all'impatto a lungo termine sulla regione.

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