
La battaglia interna ai democratici tra il moderato Shapiro e la sinistra radicale
Uno spettro si aggira per il Partito Democratico americano, e non è quello del trumpismo. Mentre il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro prepara la sua rielezione, puntando a consolidare una credibilità nazionale che lo vede già come possibile candidato alla presidenza nel 2028, una corrente più radicale della sinistra statunitense cerca di imporre un'agenda fondata sulla rottura delle regole e sulla giustificazione delle violenze altrui. Nel mirato equilibrio di Shapiro, ebreo osservante e bersaglio di un attentato antisemita, si riflette la tensione tra l’ala moderata filo-israeliana e la galassia di influencer e attivisti che, da Hasan Piker ai teorici dell’“anarchist calisthenics”, sostengono una disobbedienza civile sistematica come ginnastica contro una presunta tirannia incombente.
Nell’ottica di Washington, questa frattura non è solo una questione di stile retorico. Shapiro incarna la vecchia guardia: fedele a Israele, attento al consenso bipartisan, capace di vincere in uno stato-chiave. Dall’altra parte, figure come Piker, che ha trasformato Twitch in una tribuna politica, attaccano non solo la linea democratica su Gaza ma il sistema stesso, derubricando le critiche a doppi standard: mentre condanna le violenze israeliane, tace su quelle di movimenti anti-occidentali. Un atteggiamento che, secondo gli analisti di Bruxelles, rischia di minare la credibilità morale della sinistra transatlantica, proprio mentre in Europa cresce la tentazione di scimmiottare queste posture per attrarre i giovani elettori.
Da Tel Aviv, la posta in gioco appare ancora più alta. Shapiro resta uno dei pochi democratici di spicco a difendere apertamente il diritto all’esistenza di Israele, e la sua eventuale ascesa rappresenterebbe un baluardo contro l’ondata progressista che vorrebbe ridurre il sostegno americano. Ma la partita si gioca sul terreno concreto della Pennsylvania, dove il voto di midterm servirà a testare la forza elettorale di un moderato in un Paese polarizzato. La sfida per i democratici è duplice: tenere insieme un fronte che va da Wall Street ai campus universitari, senza che le derive radicali alienino l’elettorato moderato.
La prospettiva per il 2028 è già scritta nelle pieghe di questo conflitto. Se Shapiro riuscirà a imporsi come il candidato unitario, il partito potrebbe tornare a una strategia centrista. Se invece la frangia radicale continuerà a guadagnare voce, il rischio è che la sinistra americana si chiuda in una bolla autoreferenziale, incapace di vincere le elezioni generali. Per l’Italia e l’Europa, il monito è chiaro: la tentazione di un radicalismo senza radici, che confonde la protesta con la politica, non è una moda americana ma un sintomo globale. E la sua cura richiede una leadership capace di coniugare principi e pragmatismo.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsAmazon supera per la prima volta i 3.000 miliardi di capitalizzazione, spinta dall'IA
6 lingue · 11 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate