
La Cina accelera la diplomazia dei ‘middle powers’: 13 intese con Dacca e un nuovo polo dei semiconduttori
Mentre Pechino ospita leader da ogni continente, la visita del premier bengalese Tarique Rahman segna un nuovo tassello nella strategia di influenza globale, tra accordi economici e crescenti inquietudini in Europa.
La firma di tredici memorandum d’intesa tra Bangladesh e Cina, avvenuta a Pechino al termine dell’incontro tra il primo ministro Tarique Rahman e il premier Li Qiang, è l’ultimo tassello di un’offensiva diplomatica che nel solo 2026 ha già portato nella capitale cinese oltre una dozzina di capi di Stato e di governo. Secondo analisti vicini all’amministrazione di Xi Jinping, l’obiettivo è consolidare un ordine multipolare alternativo, in cui Pechino si propone come fonte di stabilità e prestiti per i paesi del Sud globale, proprio mentre Washington appare, agli occhi di molte capitali, in ritirata dal suo tradizionale ruolo di garante. L’accoglienza con tappeto rosso riservata a Rahman – che ha incontrato anche il presidente Xi e ha deposto una corona al Monumento agli Eroi del Popolo in piazza Tienanmen – replica il trattamento già offerto al generale birmano Min Aung Hlaing, nonostante le accuse di crimini di guerra, e a leader di potenze medie come il canadese Mark Carney, tutti accomunati dalla ricerca di un rapporto autonomo con Pechino.
Le intese siglate con Dacca coprono investimenti, sviluppo verde, formazione tecnica, esportazione di prodotti agricoli come il jackfruit e cooperazione tra i media. Sul piano politico, un memorandum separato tra il Partito Nazionalista del Bangladesh e il Partito Comunista Cinese istituzionalizza un canale partitico diretto. Fonti diplomatiche a Bruxelles osservano che la visita ha permesso a Rahman di chiedere e ottenere rassicurazioni sul sostegno cinese alla questione Rohingya e assistenza tecnica per la gestione del fiume Teesta, temi su cui l’India mantiene una posizione sensibile. Pechino, da parte sua, incassa l’adesione del Bangladesh alla Global Development Initiative e rafforza la propria presenza in un’area strategica dell’Indo-Pacifico.
Parallelamente, la Cina continua a tessere relazioni economiche anche in settori ad alta tecnologia con attori formalmente distanti sul piano politico. Un memorandum d’intesa trilaterale tra il Chennai Institute of Technology, la National Formosa University di Taiwan e l’azienda AGEM Technology ha istituito un quadro per la ricerca congiunta sui semiconduttori, definito dalle parti come il primo del genere tra Taiwan e l’India meridionale. L’iniziativa si inserisce in un interscambio bilaterale India-Taiwan che ha raggiunto i 12,5 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 30% su base annua nel 2026 e oltre trecento aziende taiwanesi operative in India, per investimenti cumulativi superiori a 5,7 miliardi. Secondo osservatori economici con sede a Nuova Delhi, l’accordo segnala la volontà di Taipei di diversificare le catene di fornitura dei chip, mentre per Pechino rappresenta un canale indiretto di cooperazione tecnologica che aggira le tensioni sullo Stretto.
In Europa, l’attivismo cinese è osservato con crescente attenzione critica. L’inchiesta giudiziaria spagnola sull’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, che secondo la documentazione emersa avrebbe intrattenuto per quasi un decennio una fitta agenda di incontri con dirigenti del Partito Comunista Cinese, governatori provinciali e vertici di aziende come Huawei e Chery, getta luce su una rete di relazioni informali che, secondo gli investigatori di Madrid, mescolava il profilo dell’ex statista a quello del consulente privato. I messaggi di WhatsApp acquisiti mostrano una normalità di contatti e compensi che, per gli analisti della difesa europei, solleva interrogativi sulla permeabilità di ex leader occidentali alle strategie di influenza di Pechino. Il caso Zapatero, ancora sub judice, si inserisce in un dibattito più ampio sul de-risking e sulla trasparenza delle relazioni con la Cina, mentre il Parlamento europeo discute nuovi meccanismi di controllo sugli investimenti esteri.
Il dossier diplomatico cinese resta in piena evoluzione. Dopo la visita di Rahman, Pechino ha già annunciato nuovi incontri con leader africani e latinoamericani nelle prossime settimane, mentre prosegue il rafforzamento dei legami con la Russia e con i regimi dell’Asia centrale. La capacità di Pechino di presentarsi come hub della diplomazia globale, misurata anche dalla copertura dei media di Stato che esaltano il calendario fitto di visite, si scontra con la necessità per l’Unione Europea di definire una posizione comune che bilanci interessi commerciali e tutela della propria autonomia strategica.
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