
La crisi del Golfo e il caro-carburanti mettono in ginocchio i cieli indiani e minacciano l'estate europea
Il conflitto in Medio Oriente sta producendo una scossa tellurica nel trasporto aereo globale, con l’India come primo epicentro. Air India ha annunciato il taglio di quasi cento voli internazionali fino a luglio, una decisione senza precedenti che il suo amministratore delegato, Campbell Wilson, ha giustificato con l’impennata del costo del carburante per aerei e la chiusura di spazi aerei strategici, a partire dallo Stretto di Hormuz. Il prezzo del jet fuel, già raddoppiato dall’inizio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, sta rendendo non redditizie molte rotte verso Europa e Nordamerica, costringendo la compagnia di bandiera a operare una drastica razionalizzazione. La crisi, però, non è solo indiana. Secondo gli analisti del Golfo, i vettori che collegano gli Emirati al subcontinente si preparano a nuovi rincari tariffari, con il rischio concreto di una riduzione delle frequenze nei periodi di punta, a danno delle comunità di expat che rappresentano la spina dorsale del traffico aereo regionale.
L’onda d’urto si sta propagando fino all’Europa. A Londra, i ministri stanno cercando di salvare le vacanze estive dei britannici allentando le norme sulle cancellazioni, mentre il primo ministro ha già invitato i cittadini a considerare mete alternative. La prospettiva di un’estate segnata da disagi e sovrapprezzi preoccupa anche l’Italia, dove molte rotte per l’Oriente e il Nord America passano attraverso gli scenari più instabili. Il caro-carburanti non colpisce solo i cieli: in India, il prezzo delle bombole di GPL commerciale è schizzato a oltre tremila rupie, mentre quello della benzina e del gasolio al dettaglio resta artificialmente congelato dal governo, che assorbe perdite miliardarie per le casse pubbliche. La scelta, però, è sempre più insostenibile: i prezzi internazionali del greggio, balzati a oltre 114 dollari al barile, rendono inevitabile un adeguamento a breve termine.
L’orizzonte, secondo gli osservatori, rimane cupo. La riapertura dello Stretto di Hormuz appare incerta, e gli analisti di Bruxelles ipotizzano che i costi dei biglietti aerei resteranno strutturalmente più elevati, ridisegnando le abitudini di viaggio degli europei. Per l’Italia, che dipende da rotte mediterranee e mediorientali sia per il turismo sia per i collegamenti con la diaspora, la sfida sarà trovare un equilibrio tra la necessità di mantenere la connettività e la realtà di un carburante diventato un lusso. La crisi iraniana ha già cambiato le mappe del commercio e della mobilità: il prossimo passo, temono a Nuova Delhi e a Roma, potrebbe essere una riconfigurazione permanente del trasporto aereo globale.
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