
La crisi di Starmer e il ritorno di Burnham: il Labour sull’orlo della resa dei conti
Il voto suppletivo potrebbe innescare una sfida alla leadership laburista e riaprire il dibattito sulla Brexit, mentre il governo è paralizzato e l’Europa osserva.
Il destino del governo laburista britannico si decide in una elezione suppletiva nel nord-ovest dell’Inghilterra. A Makerfield, Andy Burnham – sindaco della Greater Manchester ed ex ministro – guida di misura il primo sondaggio contro Robert Kenyon di Reform UK, il partito sovranista di Nigel Farage. Solo tre punti separano i due contendenti, in un collegio che potrebbe diventare il grilletto di una crisi di leadership. Se Burnham, rientrato in corsa per Westminster, dovesse vincere, si aprirebbe quasi certamente una sfida interna al Labour contro Keir Starmer, il premier contestato. E non è un dettaglio che Kenyon, descritto dalla stampa spagnola come l’“idraulico ultra” in antitesi all’“idraulica verde” del passato, incarni la minaccia di una destra radicale capace di condannare definitivamente il progetto progressista.
Lo stallo a Londra è palpabile. Mentre Starmer tenta di rilanciare l’agenda legislativa e di contenere l’inflazione, la macchina governativa arranca. “Non accadrà nulla di veramente importante finché questa crisi di leadership non sarà risolta”, ha dichiarato l’ex alto funzionario Philip Rutnam, un giudizio che da Tokyo a Stoccolma viene letto come il preludio a un’agonia politica. Il biografo di Starmer, Tom Baldwin, lo dipinge come “il vegetariano a capo di un mattatoio”, un leader intrappolato in un partito che non riconosce più. La prospettiva di un settimo primo ministro in dieci anni accentua l’immagine di un paese in preda all’autolesionismo istituzionale.
In questo vuoto, riemerge il nodo irrisolto della Brexit. A dieci anni dal referendum, il governo britannico ha ventilato l’ipotesi di un mercato unico dei beni con l’Unione Europea, un’apertura significativa subito frenata dallo scetticismo di Bruxelles. I negoziati su cibo, energia e agricoltura proseguono, ma fonti vicine all’esecutivo confermano che l’idea non è stata portata avanti. Per gli osservatori europei, l’instabilità politica di Londra rende ogni riavvicinamento fragile: chiunque succeda a Starmer dovrà fare i conti con un elettorato spaccato e con un’opinione pubblica che, come mostrano i sondaggi, resta in bilico tra il rimpianto per l’Europa e la diffidenza verso nuove cessioni di sovranità.
Makerfield è dunque più di un test locale: è un termometro della febbre britannica. La vittoria di Burnham riscriverebbe i rapporti di forza nel Labour e potrebbe accelerare una virata europeista, ma il risultato di Reform – forte nonostante le ombre giudiziarie su Farage – segnala che la spinta sovranista non si è esaurita. Dall’Europa continentale si guarda con attenzione: un cambio al vertice laburista offrirebbe forse un interlocutore più affidabile, ma la paralisi attuale allontana la prospettiva di un’intesa stabile. La partita di Makerfield, insomma, non decide solo chi siederà a Westminster, ma quale direzione prenderà il Regno Unito nel suo eterno dopoguerra europeo.
| Stampa giapponese-coreana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | +0.10 | neutral |
La stampa giapponese-coreana vede la rielezione di Burnham come un sintomo della paralisi politica britannica, con Starmer già considerato una 'lame duck'. L'attenzione è sulle conseguenze immediate per la governance e la credibilità del Labour, più che sul significato ideologico della vittoria.
La stampa nordica europea interpreta la vittoria di Burnham come una sfida interna al Labour e un rinnovato dibattito sul Brexit, con toni ironici sulla fragilità di Starmer. La narrazione enfatizza l'instabilità politica e la possibilità di un ritorno nell'UE, vista come una prospettiva lontana ma non impossibile.
La stampa africana anglofona si concentra sugli aspetti tecnici del riavvicinamento post-Brexit, come la proposta di un mercato unico per i beni. La rielezione di Burnham è vista come uno sviluppo marginale rispetto ai negoziati in corso, con un tono distaccato e pragmatico.
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