
Treasury oltre il 5%, Fed divisa: tre voti per un rialzo dei tassi
Il rendimento del Treasury trentennale tocca il 5,25%, massimo dal 2007, mentre tre membri del Fed dissentono chiedendo un aumento dei tassi.
Il rendimento del Treasury americano a trent’anni ha superato la soglia del 5%, attestandosi al 5,25%, il livello più alto dal 2007, in quello che gli osservatori del mercato leggono come un segnale d’allarme sull’inflazione, sui tassi d’interesse e sull’incertezza economica. L’impennata è seguita alla decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi d’interesse, tra il 3,50% e il 3,75%, annunciata mercoledì: una scelta ampiamente attesa, ma che ha messo in luce le divisioni interne al Comitato federale del mercato aperto.
Tre membri del comitato — Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan — hanno votato a favore di un aumento di un quarto di punto percentuale, dissociandosi dalla maggioranza. Nelle dichiarazioni rilasciate a sostegno della loro posizione, Logan ha affermato che «l’inflazione non sembra essere sulla strada per raggiungere in modo sostenibile l’obiettivo del 2%», e che «le condizioni del mercato del lavoro, dei consumi e dei mercati finanziari indicano che la politica monetaria non sta frenando l’attività economica». Kashkari ha citato, tra le pressioni sui prezzi, la pandemia, la guerra in Ucraina, le tensioni commerciali, il conflitto con l’Iran e l’aumento degli investimenti nei data center. Hammack ha invece sottolineato che l’inflazione resta «eccessivamente elevata» dopo oltre cinque anni sopra il target.
Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha definito la discussione interna «una buona discussione familiare» e ha ribadito l’impegno «senza riserve» al raggiungimento del 2% di inflazione, sottolineando che «più di cinque anni di inflazione al di sopra dell’obiettivo non si risolvono in nove settimane». I mercati hanno recepito il messaggio: la parte lunga della curva dei rendimenti ha continuato a salire, con un inasprimento delle condizioni finanziarie e tassi più alti anche sui mutui, sul credito alle imprese e sul debito sovrano. L’economista Colin White, presidente di Verecan Capital Management, ha osservato che un rendimento del Treasury superiore al 5% rende i bond «un’opzione attraente» per chi cerca garanzie, spostando capitali dai mercati azionari e dagli investimenti più rischiosi verso strumenti considerati privi di rischio.
Le Borse di New York e Toronto hanno registrato cali di circa mezzo punto percentuale nella settimana. Ora l’attenzione si sposta sulla riunione di settembre del Federal Open Market Committee: la probabilità implicita nei mercati segnala già la possibilità di un rialzo dei tassi a breve.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
I falchi del Fed alzano la voce: l'inflazione non scende, servono più rialzi dei tassi.
Il blocco costruisce la sua posizione selezionando e dando risalto alle dichiarazioni dei membri dissenzienti, creando l'immagine di una banca centrale in disaccordo e indecisa.
Manca il contesto della decisione maggioritaria di mantenere i tassi invariati, che pure è stata presa dalla maggioranza del FOMC.
Il mercato giudica il Fed: la curva dei rendimenti si impenna, la credibilità è persa.
Il blocco adotta la prospettiva dei trader e degli investitori, citando movimenti di prezzo e costi di copertura per dare l'impressione di un verdetto oggettivo e inappellabile da parte dei mercati.
Non viene approfondita la posizione della maggioranza del FOMC che ha votato per la pausa, né le ragioni macroeconomiche dietro l'aumento dei rendimenti a lungo termine.
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