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venerdì 24 aprile 2026

La genealogia genetica risolve due cold case a distanza di decenni

La tecnologia del Dna e la genealogia genetica stanno riscrivendo la storia dei delitti irrisolti, restituendo un nome a vittime dimenticate e un volto a sconosciuti assassini. L’ultimo, doppio successo arriva dagli Stati Uniti: in Massachusetts, gli investigatori hanno finalmente identificato il responsabile dell’omicidio di Cherie Bishop, strangolata nel 1991 a Brockton, e dello stupro di Donna Bell, avvenuto due anni dopo nella stessa cittadina. Le tracce biologiche, rimaste per decenni senza un nome nel database del Combined Dna Index System, sono state incrociate grazie alla genealogia forense, una tecnica che combina l’analisi del genoma con la ricerca negli archivi genealogici pubblici. «Per anni le famiglie Bishop e Bell sono state private della verità», ha dichiarato il procuratore distrettuale della contea di Plymouth, Timothy Cruz, annunciando l’identificazione del sospettato, un uomo deceduto nel frattempo.

Quasi in contemporanea, nel New Jersey, un team di ricercatori del Ramapo College ha ridato un’identità ai resti di Robert Dean Irelan, ucciso con un colpo di pistola alla testa e sepolto in una fossa poco profonda a Quinton Township nel 1979. Per quasi mezzo secolo il corpo era rimasto senza nome, e solo oggi la polizia dello Stato può riaprire le indagini per cercare il suo assassino, appellandosi al pubblico per informazioni. Nell’ottica degli analisti di Bruxelles, questi casi rappresentano la punta di un iceberg: tecniche simili sono già state usate in Europa per risolvere omicidi storici, ma il loro utilizzo solleva interrogativi sulla privacy e sulla regolamentazione dei database genetici.

Mentre in Italia il dibattito è ancora embrionale, l’esperienza americana dimostra che la genealogia forense può diventare uno strumento potente per fare giustizia, a patto di bilanciare diritti individuali e bisogno di verità. Il futuro delle indagini si gioca su questo confine fragile e decisivo.

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venerdì 24 aprile 2026

La genealogia genetica risolve due cold case a distanza di decenni

La tecnologia del Dna e la genealogia genetica stanno riscrivendo la storia dei delitti irrisolti, restituendo un nome a vittime dimenticate e un volto a sconosciuti assassini. L’ultimo, doppio successo arriva dagli Stati Uniti: in Massachusetts, gli investigatori hanno finalmente identificato il responsabile dell’omicidio di Cherie Bishop, strangolata nel 1991 a Brockton, e dello stupro di Donna Bell, avvenuto due anni dopo nella stessa cittadina. Le tracce biologiche, rimaste per decenni senza un nome nel database del Combined Dna Index System, sono state incrociate grazie alla genealogia forense, una tecnica che combina l’analisi del genoma con la ricerca negli archivi genealogici pubblici. «Per anni le famiglie Bishop e Bell sono state private della verità», ha dichiarato il procuratore distrettuale della contea di Plymouth, Timothy Cruz, annunciando l’identificazione del sospettato, un uomo deceduto nel frattempo.

Quasi in contemporanea, nel New Jersey, un team di ricercatori del Ramapo College ha ridato un’identità ai resti di Robert Dean Irelan, ucciso con un colpo di pistola alla testa e sepolto in una fossa poco profonda a Quinton Township nel 1979. Per quasi mezzo secolo il corpo era rimasto senza nome, e solo oggi la polizia dello Stato può riaprire le indagini per cercare il suo assassino, appellandosi al pubblico per informazioni. Nell’ottica degli analisti di Bruxelles, questi casi rappresentano la punta di un iceberg: tecniche simili sono già state usate in Europa per risolvere omicidi storici, ma il loro utilizzo solleva interrogativi sulla privacy e sulla regolamentazione dei database genetici.

Mentre in Italia il dibattito è ancora embrionale, l’esperienza americana dimostra che la genealogia forense può diventare uno strumento potente per fare giustizia, a patto di bilanciare diritti individuali e bisogno di verità. Il futuro delle indagini si gioca su questo confine fragile e decisivo.

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