
La Germania rischia la recessione: l’economia tedesca si ferma per il conflitto in Iran
Il barometro della fiducia imprenditoriale tedesca è crollato ad aprile come non accadeva dai giorni più cupi della pandemia, e con esso le residue speranze di una rapida ripresa economica. L’indice Ifo è sceso di quasi due punti a 84,4, un livello che evoca il maggio 2020, mentre l’indice dei direttori d’acquisto per il settore privato è franato sotto la soglia di espansione di 50 punti, stabilendosi a 48,3. Il dato, rilevato da S&P Global, segnala una contrazione improvvisa dopo mesi di timida crescita. Secondo gli analisti di Francoforte, il colpo è arrivato dall’escalation del conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto flussi energetici e catene di approvvigionamento fondamentali per l’industria tedesca.
La morsa si stringe su Berlino. Se a marzo si sperava in una soluzione rapida della crisi mediorientale, gli economisti tedeschi ora avvertono che il prolungarsi delle ostilità potrebbe far svanire del tutto la ripresa attesa per il 2025. Il presidente dell’Ifo, Clemens Fuest, ha liquidato ogni ottimismo: «Le speranze di un’impennata sono finite». Dalla prospettiva di Bruxelles, il contraccolpo tedesco è una minaccia per l’intera zona euro: la locomotiva continentale si ferma e con essa le esportazioni italiane, che proprio sul mercato tedesco trovano uno dei principali sbocchi. L’Italia, già alle prese con una crescita anemica, rischia di subire una nuova frenata, mentre la Banca centrale europea osserva con apprensione l’aumento dell’inflazione che accompagna il rincaro delle materie prime.
Il dato più sconcertante, per chi guarda a Berlino con occhio critico, è l’inerzia della politica. Il governo tedesco sembra incapace di ascoltare il «grido d’allarme» lanciato dall’Ifo: mancano misure di sostegno alla domanda interna, mentre la dipendenza energetica dalla regione del Golfo torna a farsi sentire con forza. L’ottica di Pechino, intanto, registra con interesse il rallentamento tedesco: per la Cina è una delle poche buone notizie in un contesto di guerre commerciali e incertezza globale. Ma per l’Europa il rischio è concreto: una Germania in recessione trascinerebbe con sé l’intero Vecchio Continente, rendendo ancora più fragile la ripresa post-pandemica. Le prossime settimane saranno decisive: se lo Stretto di Hormus resterà bloccato, la recessione tedesca non sarà più una possibilità remota, ma una certezza.
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