
Due morti a Odesa sotto le bombe russe: colpiti civili e una nave mercantile
Nella notte tra il 23 e il 24 aprile, l’ennesimo attacco di droni russi ha colpito il centro di Odesa, lasciando due vittime civili e quattordici feriti. I morti sono una coppia di coniugi entrambi settantacinquenni, che abitavano in un edificio a due piani centrato in pieno da un velivolo senza pilota. Altri tre palazzi residenziali – uno di tre piani, due di due – hanno subìto danni ingenti, con appartamenti sventrati e detriti sparsi per le strade. I soccorritori hanno evacuato una ventina di residenti, tra cui due bambini, e prestato assistenza psicologica a una cinquantina di persone in stato di forte stress. Non è stata colpita solo la città: nella rada del porto, una nave mercantile battente bandiera di Saint Kitts e Nevis, in attesa di attracco, è stata danneggiata dall’esplosione di un drone.
L’offensiva si inserisce in una strategia russa che, da mesi, mira a rendere Odesa una città invivibile e a paralizzare il corridoio cerealicolo ucraino. Colpire la popolazione civile serve a fiaccare la resistenza, mentre gli attacchi alle infrastrutture portuali tentano di bloccare le esportazioni di grano che, attraverso il Mar Nero, raggiungono i mercati globali. Da Bruxelles, gli analisti della politica di sicurezza sottolineano come ogni attacco a una nave mercantile rappresenti una minaccia diretta alla libertà di navigazione e alla stabilità delle catene di approvvigionamento alimentare. L’Italia, che importa una quota significativa di cereali dall’Ucraina e partecipa alle missioni di protezione del corridoio, segue con apprensione questi sviluppi: il rischio di un’escalation navale, con possibili vittime tra i marittimi italiani o europei, torna a profilarsi all’orizzonte.
La reazione di Kiev è stata rapida: il governatore Oleh Kiper ha denunciato la violazione delle norme del diritto internazionale, mentre il presidente Zelensky, nei suoi consueti messaggi serali, ha ribadito la necessità di sistemi di difesa aerea più avanzati. In prospettiva, la cadenza quasi quotidiana degli attacchi su Odesa dimostra che la Russia non ha alcun interesse a una tregua, almeno finché non avrà messo fuori uso la capacità ucraina di esportare via mare. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, si pone una scelta: rafforzare la protezione aerea del porto di Odesa, con il rischio di uno scontro diretto, o accettare un progressivo soffocamento dell’economia ucraina che, a catena, alimenterebbe l’instabilità dei prezzi agricoli e nuove ondate migratorie. Le prossime settimane diranno se i governi occidentali sono pronti a trasformare la solidarietà verbale in un impegno concreto per la difesa del Mar Nero.
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