
La guerra alla droga non conosce confini: maxi-sequestri dal Maghreb all’Asia
In Algeria e Marocco intercettate tonnellate di hashish, mentre la Nigeria distrugge stupefacenti per 2,8 miliardi di naira. L’Asia registra un’impennata di arresti e sequestri, tra Indonesia e India.
L’ultima settimana ha disegnato una mappa inquietante ma anche un segnale di vitalità repressiva: dal Nord Africa all’Asia, le forze di sicurezza hanno inflitto colpi duri ai trafficanti di droga. In Algeria, l’esercito ha comunicato di aver sventato tra il 3 e il 9 giugno 2026 l’ingresso di oltre 5 quintali di cannabis dal Marocco, sequestrando al contempo 326.331 pasticche di psicofarmaci e arrestando 52 spacciatori. Parallelamente, il Marocco stesso ha messo a segno due operazioni tra il 10 e l’11 giugno: nella regione di Nador è stata fermata un’auto con 1,28 tonnellate di hashish, mentre a Souk el Arbaa un uomo di 31 anni è stato catturato con 590 chili della stessa sostanza, in entrambi i casi con targhe falsificate.
Sul versante subsahariano, la Nigeria ha offerto una dimostrazione di forza simbolica e concreta: l’agenzia antidroga NDLEA ha incenerito a Benin City oltre 73 tonnellate di stupefacenti, per un valore stimato di 2,8 miliardi di naira. Il carico distrutto, per lo più cannabis (73,2 tonnellate), includeva anche metanfetamine, cocaina, eroina e sciroppo di codeina, a testimonianza della varietà di sostanze che attraversano il Paese, crocevia delle rotte verso l’Europa. Analisti a Bruxelles sottolineano come queste operazioni siano essenziali per arginare il flusso che, attraverso il Sahel e la Libia, alimenta il mercato europeo, Italia compresa.
L’attenzione si sposta poi sull’Asia, dove l’Indonesia ha registrato un’impennata del 117% nei casi di narcotici nella città di Medan nella prima metà del 2026, con 997 operazioni concluse e il quartiere di Jermal diventato epicentro dello spaccio. A Lembata, due adolescenti sono state fermate per traffico di marijuana: un caso che ha sollevato polemiche per il mancato arresto di un imprenditore notturno sospettato di averle coinvolte. In India, la polizia di Kozhikode ha sequestrato in 11 giorni 79 grammi di MDMA e quasi un chilo di ganja, spiccando 203 procedimenti.
Non solo droga: la cronaca nera ricorda che la criminalità diffusa rimane una piaga parallela. A Solo, in Indonesia, una banda ha rubato due anelli d’oro da una gioielleria dileguandosi in moto. Episodio minore, ma indicatore di quanto le forze dell’ordine siano sollecitate su più fronti, in un periodo in cui le risorse sono assorbite dalle grandi reti del narcotraffico.
L’istantanea globale suggerisce una tendenza: la repressione sta aumentando, ma la domanda non accenna a calare. Le rotte africane ed asiatiche si intrecciano, e l’Europa, pur beneficiando di sequestri a monte, deve prepararsi a un’offensiva che non può essere solo di polizia. Come osservano gli esperti, senza un parallelo investimento nella prevenzione e nella cooperazione giudiziaria internazionale, il rischio è di svuotare il mare con un cucchiaio.
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