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giovedì 11 giugno 2026

Hegseth minaccia l'Avana: «Tutte le opzioni sul tavolo» per Cuba

Il segretario alla Difesa americano, in visita a Guantánamo, non esclude un'operazione per catturare il presidente Díaz-Canel, mentre Washington inasprisce le pressioni sull'isola caraibica.

La tensione tra Washington e L’Avana ha raggiunto un nuovo picco con la visita del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla base navale di Guantánamo. Di fronte alle truppe, dopo essersi unito a una sessione di addestramento fisico, Hegseth ha lanciato un monito diretto al governo cubano: «Non è saggio minacciare gli Stati Uniti». Ma è stato nel corso di una conferenza stampa al Comando Centrale in Florida che il capo del Pentagono ha alzato la posta, rispondendo con un laconico «tutte le opzioni sono sul tavolo» alla domanda se l’amministrazione stesse pianificando un’operazione per catturare — o eliminare — il presidente Miguel Díaz-Canel. Un’escalation retorica che evoca il trattamento riservato a Nicolás Maduro in Venezuela, con un mandato di cattura e ricompense miliardarie, e che segnala la disponibilità a misure estreme.

La visita di Hegseth si inserisce in una strategia di pressione crescente voluta da Donald Trump, che già combina sanzioni economiche e un blocco petrolifero per strangolare il regime comunista. Solo due settimane prima, il comandante delle forze Usa in America Latina, generale Francis Donovan, aveva incontrato un alto ufficiale cubano ai margini della base — un canale di comunicazione che rivela come, dietro i toni bellicosi, permanga un dialogo operativo. Eppure Hegseth ha ribadito che il futuro di Cuba «è nelle mani di Trump e della leadership cubana», mentre il Pentagono si prepara «a ogni eventualità». Un messaggio che conferma la centralità dell’isola nello scacchiere geopolitico, non più semplice retaggio della Guerra Fredda ma snodo nevralgico per le rotte migratorie e gli equilibri regionali.

Dall’Europa, e in particolare dall’Italia, l’irrigidimento statunitense solleva più di una perplessità. L’Unione europea mantiene con Cuba un Accordo di dialogo politico e cooperazione che punta all’impegno costruttivo, e da Bruxelles si teme che una spirale di scontro possa destabilizzare l’intera area caraibica, con ripercussioni dirette sui flussi migratori verso il Mediterraneo. L’Italia, legata all’Avana da storici rapporti culturali e da crescenti interessi nel turismo e nelle biotecnologie, osserva con attenzione. Inoltre, lo status giuridico di Guantánamo — territorio cubano occupato in virtù di un trattato del 1903 — continua a essere contestato dal diritto internazionale, e la presenza ostentata di Hegseth riaccende il dibattito sulla legittimità di una base che l’Ue ha più volte chiesto di chiudere.

Nell’ottica di Pechino e di Mosca, la mossa di Washington offre un assist propagandistico per rafforzare la narrativa anti-imperialista e consolidare la propria influenza su un alleato in difficoltà. Non è un caso che la Cina abbia intensificato gli investimenti nelle infrastrutture cubane, mentre la Russia ha ripreso le esercitazioni navali congiunte. L’aperta minaccia di un’operazione “capture or kill” — per quanto forse più rivolta al pubblico interno americano che a un piano concreto — rischia di innescare una spirale pericolosa, riducendo gli spazi per una soluzione negoziata. In un anno elettorale, Trump gioca la carta del pugno di ferro contro i regimi ostili, ma la storia dell’isola insegna che l’isolamento e la forza non hanno mai piegato la resilienza cubana. La comunità internazionale, Italia compresa, dovrebbe moltiplicare gli sforzi per una de-escalation, prima che le parole diventino fatti.

Divergenza — chi la racconta come
20%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.40 a 0.00
CriticoFavorevole
GLFEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa del Golfo arabo0.00neutral
Stampa europea continentale−0.40critical
Stampa del Golfo arabo0.00

Il Segretario alla Difesa americano ha visitato la base di Guantanamo, avvertendo Cuba di non procurarsi armi che possano minacciare gli Stati Uniti. Ha preso parte a un addestramento militare, in una dimostrazione di forza mentre l'amministrazione Trump mantiene la pressione sull'isola comunista. La visita fa seguito a quella del comandante delle forze USA in America Latina.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.40

Il Segretario alla Difesa americano ha dichiarato che 'tutte le opzioni sono sul tavolo' riguardo a possibili azioni militari contro Cuba, non escludendo la cattura del suo presidente, tracciando parallelismi con l'operazione che ha catturato Nicolás Maduro. Ha ribadito gli avvertimenti all'Avana, affermando che il futuro dell'isola è ora nelle mani del presidente Trump e della leadership cubana. La visita a Guantanamo è servita ad aumentare la pressione sul regime comunista.

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giovedì 11 giugno 2026

Hegseth minaccia l'Avana: «Tutte le opzioni sul tavolo» per Cuba

Il segretario alla Difesa americano, in visita a Guantánamo, non esclude un'operazione per catturare il presidente Díaz-Canel, mentre Washington inasprisce le pressioni sull'isola caraibica.

La tensione tra Washington e L’Avana ha raggiunto un nuovo picco con la visita del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla base navale di Guantánamo. Di fronte alle truppe, dopo essersi unito a una sessione di addestramento fisico, Hegseth ha lanciato un monito diretto al governo cubano: «Non è saggio minacciare gli Stati Uniti». Ma è stato nel corso di una conferenza stampa al Comando Centrale in Florida che il capo del Pentagono ha alzato la posta, rispondendo con un laconico «tutte le opzioni sono sul tavolo» alla domanda se l’amministrazione stesse pianificando un’operazione per catturare — o eliminare — il presidente Miguel Díaz-Canel. Un’escalation retorica che evoca il trattamento riservato a Nicolás Maduro in Venezuela, con un mandato di cattura e ricompense miliardarie, e che segnala la disponibilità a misure estreme.

La visita di Hegseth si inserisce in una strategia di pressione crescente voluta da Donald Trump, che già combina sanzioni economiche e un blocco petrolifero per strangolare il regime comunista. Solo due settimane prima, il comandante delle forze Usa in America Latina, generale Francis Donovan, aveva incontrato un alto ufficiale cubano ai margini della base — un canale di comunicazione che rivela come, dietro i toni bellicosi, permanga un dialogo operativo. Eppure Hegseth ha ribadito che il futuro di Cuba «è nelle mani di Trump e della leadership cubana», mentre il Pentagono si prepara «a ogni eventualità». Un messaggio che conferma la centralità dell’isola nello scacchiere geopolitico, non più semplice retaggio della Guerra Fredda ma snodo nevralgico per le rotte migratorie e gli equilibri regionali.

Dall’Europa, e in particolare dall’Italia, l’irrigidimento statunitense solleva più di una perplessità. L’Unione europea mantiene con Cuba un Accordo di dialogo politico e cooperazione che punta all’impegno costruttivo, e da Bruxelles si teme che una spirale di scontro possa destabilizzare l’intera area caraibica, con ripercussioni dirette sui flussi migratori verso il Mediterraneo. L’Italia, legata all’Avana da storici rapporti culturali e da crescenti interessi nel turismo e nelle biotecnologie, osserva con attenzione. Inoltre, lo status giuridico di Guantánamo — territorio cubano occupato in virtù di un trattato del 1903 — continua a essere contestato dal diritto internazionale, e la presenza ostentata di Hegseth riaccende il dibattito sulla legittimità di una base che l’Ue ha più volte chiesto di chiudere.

Nell’ottica di Pechino e di Mosca, la mossa di Washington offre un assist propagandistico per rafforzare la narrativa anti-imperialista e consolidare la propria influenza su un alleato in difficoltà. Non è un caso che la Cina abbia intensificato gli investimenti nelle infrastrutture cubane, mentre la Russia ha ripreso le esercitazioni navali congiunte. L’aperta minaccia di un’operazione “capture or kill” — per quanto forse più rivolta al pubblico interno americano che a un piano concreto — rischia di innescare una spirale pericolosa, riducendo gli spazi per una soluzione negoziata. In un anno elettorale, Trump gioca la carta del pugno di ferro contro i regimi ostili, ma la storia dell’isola insegna che l’isolamento e la forza non hanno mai piegato la resilienza cubana. La comunità internazionale, Italia compresa, dovrebbe moltiplicare gli sforzi per una de-escalation, prima che le parole diventino fatti.

Divergenza — chi la racconta come
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Il Segretario alla Difesa americano ha visitato la base di Guantanamo, avvertendo Cuba di non procurarsi armi che possano minacciare gli Stati Uniti. Ha preso parte a un addestramento militare, in una dimostrazione di forza mentre l'amministrazione Trump mantiene la pressione sull'isola comunista. La visita fa seguito a quella del comandante delle forze USA in America Latina.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.40

Il Segretario alla Difesa americano ha dichiarato che 'tutte le opzioni sono sul tavolo' riguardo a possibili azioni militari contro Cuba, non escludendo la cattura del suo presidente, tracciando parallelismi con l'operazione che ha catturato Nicolás Maduro. Ha ribadito gli avvertimenti all'Avana, affermando che il futuro dell'isola è ora nelle mani del presidente Trump e della leadership cubana. La visita a Guantanamo è servita ad aumentare la pressione sul regime comunista.

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