
La guerra in Iran sconvolge le filiere globali: dalla nafta giapponese ai fertilizzanti indiani
Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz mettono in crisi materie prime essenziali, dai pigmenti per imballaggi ai composti per l'agricoltura.
La guerra in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta a fine febbraio dopo gli attacchi statunitensi e israeliani, stanno producendo effetti a catena che vanno ben oltre il prezzo del petrolio. Il primo sintomo visibile è arrivato dal Giappone, dove Calbee, il più grande produttore nazionale di snack, ha annunciato che dal 25 maggio quattordici dei suoi prodotti cambieranno le iconiche confezioni colorate in un austero bianco e nero. La ragione, spiegano da Tokyo, è la scarsità di nafta, un derivato del petrolio indispensabile per produrre inchiostri colorati, di cui il Giappone importa il quaranta per cento proprio attraverso il canale ora bloccato. Una carenza che, secondo gli osservatori nipponici, si sta già riverberando sui settori automobilistico, delle vernici e dei materiali sanitari, in un Paese tra i più esposti alle forniture mediorientali.
Se il Giappone reagisce con misure tampone, l'India ha scelto una via più strutturale. La Haldia Petrochemicals, una delle principali società petrolchimiche del subcontinente, ha già dirottato i propri approvvigionamenti di nafta verso l'Oman, i cui porti di carico si trovano al di fuori della zona del conflitto. Una nave cisterna ha scaricato circa ventitremila tonnellate di nafta omanita al terminal di Haldia lo scorso 13 aprile, secondo i dati di tracciamento di Energy Aspects. L'amministratore delegato dell'azienda ha confermato a Reuters di stare esplorando attivamente opzioni di approvvigionamento alternative, segno che la crisi di Hormuz sta ridisegnando le rotte commerciali nel sud-est asiatico. Parallelamente, New Delhi guarda anche all'Egitto, dove società indiane stanno studiando la realizzazione di impianti per la produzione di fosfati e ammoniaca: una mossa che si inserisce in una più ampia strategia di sicurezza alimentare e industriale.
L'asse tra Riad e Nuova Delhi si consolida proprio sul fronte dei fertilizzanti. Il ministro saudita dell'Industria e delle Risorse Minerarie, Bandar Alkhorayef, e il suo omologo indiano per i fertilizzanti, Jagat Prakash Nadda, hanno discusso in videoconferenza il rafforzamento della catena di approvvigionamento di fosfati, già oggetto di quattro memorandum d'intesa siglati nell'agosto 2022 tra Ma'aden, la compagnia mineraria saudita, e le principali aziende indiane del settore. L'obiettivo è duplicare le esportazioni di fosfati e ammoniaca verso il mercato indiano, garantendo all'agricoltura indiana – e indirettamente alla stabilità dei prezzi alimentari globali – una fonte alternativa alle rotte minacciate dal conflitto.
Dal punto di vista europeo, la crisi delle materie prime provenienti dallo Stretto di Hormuz interpella direttamente anche l'Italia. Sebbene Roma non sia citata nei report, la dipendenza dell'Europa da nafta, gas e fosfati mediorientali rende il Vecchio continente vulnerabile a simili strozzature. Gli analisti di Bruxelles osservano che la guerra iraniana potrebbe accelerare quella diversificazione delle fonti energetiche e chimiche che l'Unione ha annunciato dopo l'invasione dell'Ucraina, ma che finora è stata solo parzialmente attuata. La chiusura di Hormuz, insomma, non è solo una crisi regionale: è un monito per tutti i Paesi industrializzati a ripensare la geografia degli approvvigionamenti, in un mondo in cui i conflitti non si combattono più solo con le armi, ma anche con la leva delle forniture essenziali.
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa giapponese-coreana | −0.10 | neutral |
La stampa iraniana presenta la notizia come una prova delle conseguenze della guerra imposta all'Iran, sottolineando che persino i produttori giapponesi di snack subiscono danni a causa del conflitto. Il tono è difensivo e vittimista, con l'obiettivo di mostrare come le sanzioni e le tensioni colpiscano l'economia globale, non solo l'Iran. Si evidenzia che la carenza di inchiostro è dovuta alla guerra, senza menzionare responsabilità iraniane.
La stampa del Golfo arabo riporta la notizia con un tono distaccato e pragmatico, sottolineando le interruzioni delle forniture causate dalle tensioni in Medio Oriente. Si evidenzia che la carenza di nafta, un derivato del petrolio, ha spinto Calbee a cambiare le confezioni, ma senza attribuire colpe specifiche. L'attenzione è sulle conseguenze economiche globali, con un accenno alla stabilità della regione.
La stampa atlantica, con un taglio di sicurezza, presenta la notizia come un ulteriore segnale dell'impatto della guerra in Iran sulle catene di approvvigionamento globali. Si sottolinea che la carenza di nafta, usata per gli inchiostri, ha colpito persino i beni di consumo quotidiano come le patatine. Il tono è allarmato ma fattuale, con riferimenti alla crisi petrolifera e alle tensioni nello Stretto di Hormuz.
La stampa giapponese e coreana tratta la notizia con un tono pragmatico e distaccato, concentrandosi sui dettagli tecnici della carenza di nafta e sulle misure adottate da Calbee per garantire la stabilità delle forniture. Si sottolinea che il governo giapponese ritiene sufficienti le scorte di nafta, ma che esistono colli di bottiglia. L'attenzione è sull'impatto immediato sui consumatori e sulle soluzioni aziendali.
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