
La Lettonia chiude le frontiere ai bus: stop totale a Russia e Bielorussia per ragioni di sicurezza
Riga vara la stretta definitiva sugli autobus per Russia e Bielorussia, già vietati i charter. Il governo parla di rischio reclutamento. Danni ai vettori, ma Bruxelles potrebbe approvare.
Il governo di Riga si appresta a compiere un ulteriore e decisivo passo nella chiusura dei collegamenti terrestri con l’Est. Il ministero dei Trasporti lettone ha annunciato l’intenzione di estendere il divieto di autobus passeggeri anche alle linee regolari verso la Russia e la Bielorussia, dopo avere già bloccato a partire dal novembre 2025 le corse non programmate. La misura, che riguarda anche i servizi in transito sul territorio lettone, viene giustificata con le valutazioni dei servizi di sicurezza nazionale: secondo i rapporti degli apparati di intelligence, la possibilità di viaggiare agevolmente oltre confine esporrebbe i cittadini lettoni a tentativi di influenza e reclutamento da parte di Mosca e Minsk. Una minaccia che, nell’ottica di Riga, giustifica anche le perdite economiche stimate in milioni di euro per gli operatori locali, i quali vedranno revocate le licenze con atti amministrativi individuali.
La decisione si inserisce in un quadro di progressivo irrigidimento dei confini baltici già sperimentato con la chiusura dei valichi stradali e ferroviari, e con le restrizioni sui visti. Se per Bruxelles il provvedimento lettone appare coerente con la strategia di isolamento della Russia aggressiva — e potrebbe persino essere citato come modello per altri Stati membri — la reazione di Mosca non si è fatta attendere. Gli analisti russi sottolineano il carattere punitivo della scelta, che colpisce principalmente i cittadini comuni e i piccoli imprenditori, mentre le élite continuano a disporre di canali aerei. Dal punto di vista di Pechino, invece, l’iniziativa rappresenta l’ennesimo sintomo di una frammentazione eurasiatica che complica i propri progetti di connettività infrastrutturale, inclusa la Via della Seta.
Per l’Italia e l’Europa, la mossa lettone solleva questioni delicate. Da un lato, rafforza il principio che la sicurezza nazionale possa prevalere sulla libera circolazione delle persone in tempo di conflitto ibrido; dall’altro, acuisce il rischio di un’escalation del blocco verso l’enclave di Kaliningrad, creando potenziali tensioni con chi — come alcuni Stati dell’Europa centrale — preferisce mantenere aperti canali diplomatici e umanitari. Gli analisti di Bruxelles osservano che il provvedimento, sebbene formalmente unilaterale, si allinea alle sanzioni Ue e potrebbe presto trovare imitatori tra i paesi baltici e scandinavi. Resta da vedere se la compensazione promessa ai vettori sarà sufficiente a evitare contenziosi legali, ma il segnale politico è chiaro: la Lettonia considera il trasporto su gomma un veicolo di influenza ostile, e chiude definitivamente quella porta.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
Le autorità lettoni stanno per vietare tutti i servizi di autobus verso Russia e Bielorussia, citando rischi per la sicurezza come il possibile reclutamento di cittadini lettoni. Il governo sostiene che il divieto sia costituzionale, ma riconosce che gli operatori subiranno perdite milionarie.
I media russi riportano che la Lettonia si prepara a vietare completamente il trasporto in autobus verso Russia e Bielorussia. La mossa è presentata come un'ulteriore escalation di restrizioni, con le autorità lettoni che citano vaghe minacce alla sicurezza. La copertura sottolinea le conseguenze negative per i cittadini comuni e le imprese di trasporto.
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