
La Liga MX si separa dalla Federazione: una riforma storica per il calcio messicano
L’assemblea dei proprietari dei diciotto club di prima divisione ha approvato un nuovo modello di governance che segna una svolta epocale per il calcio messicano: la Liga MX esce dalla struttura federale per diventare un ente autonomo, dotato di quattro comitati strategici – sportivo, commerciale, etico e di investimento – chiamati a istituzionalizzare i processi decisionali e a rafforzare la trasparenza. La mossa, assistita da studi legali specializzati in diritto sportivo e societario, è stata presentata come l’adozione di “migliori pratiche internazionali”, un’espressione che a Bruxelles e a Nyon viene letta come un tentativo di allineare il calcio nordamericano agli standard di governance europei, dove la separazione tra lega e federazione è ormai consolidata. In Italia, dove il dibattito sulla riforma del calcio resta incagliato tra equilibri federali e interessi di club, l’operazione messicana offre un precedente interessante: dimostra che una separazione netta può convivere con la necessità di coordinamento per le nazionali e la Copa América.
Il processo di riforma non è fine a se stesso. A dicembre 2025 l’assemblea aveva già approvato l’acquisto, da parte dell’Atlante, del certificato di affiliazione del Mazatlán FC, sancendo il ritorno dei Potros de Hierro in prima divisione dopo dodici anni di assenza. Il debutto è fissato per la giornata inaugurale del torneo Apertura 2026, che prenderà il via il 16 luglio e si concluderà tra il 10 e il 13 dicembre. I calendari, ora, non dipendono più da decisioni federali ma dai nuovi comitati, chiamati a definire criteri di certificazione e valutazione delle performance amministrative. Secondo gli analisti di Città del Messico, l’arrivo dell’Atlante – club con una base sociale radicata – potrebbe aumentare la competitività del campionato e l’interesse commerciale, anche per le piattaforme internazionali che trasmettono la Liga MX in Europa.
Mentre il calcio si prepara alla nuova stagione, il Messico vive intanto una tradizione civile che nel 2026 cadrà in un contesto particolare. Il 1° maggio, festa del lavoro, è un giorno di riposo obbligatorio non trasferibile, a differenza di altre ricorrenze come il 5 febbraio o il 21 marzo che vengono spostate al lunedì per creare ponti. La Segreteria della Pubblica Istruzione ha già confermato che il calendario scolastico di maggio includerà più giorni di sospensione delle lezioni, generando finestre ideali per le famiglie. Questo intreccio tra festività e organizzazione del tempo libero, tipico della cultura messicana, influenza anche il pianeta calcio: i club, nei mesi precedenti l’inizio del torneo, programmano tournée e amichevoli sfruttando i periodi di pausa, e l’arrivo del nuovo corso dirigenziale potrebbe portare a una maggiore integrazione tra il calendario sportivo e le tradizioni nazionali.
Guardando avanti, la separazione della Liga MX dalla Federazione messicana di calcio rappresenta non solo un cambio di governance, ma un segnale per l’intero continente. Con il Mondiale 2026 alle porte – che vedrà Messico, Stati Uniti e Canada come co-ospiti – il calcio messicano cerca di attrarre investimenti e talenti in un mercato sempre più globalizzato. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il rischio è che una Liga MX più autonoma e professionalizzata diventi un concorrente più agguerrito nell’acquisizione di giovani sudamericani, storicamente attratti dal campionato italiano. La vera partita, ora, si gioca sul terreno della trasparenza e della capacità di attrarre capitale: i nuovi comitati dovranno dimostrare che le parole “buon governo” non restino solo uno slogan.
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