
La notte dei droni: 154 velivoli abbattono il cielo russo, un morto a Samara
Nelle ore tra il tramonto del 22 aprile e l’alba del giorno successivo, le difese aeree russe hanno intercettato e distrutto centocinquantaquattro droni ucraini di tipo aeroplano su dieci regioni della Federazione, dall’Astrachan’ al Volga, dalla Crimea alle coste del Mar d’Azov e del Mar Nero. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca, aggiungendo un dettaglio che trasforma la cronaca bellica in una vicenda umana: a Samara, sul Volga, un uomo è morto nell’attacco contro impianti industriali, e alcuni civili sono rimasti feriti dai rottami di un drone precipitato sul tetto di un condominio. È il primo bilancio letale registrato in questo nuovo ciclo di incursioni aeree su larga scala, che ha costretto la compagnia nazionale per la navigazione aerea a sospendere i voli in dodici aeroporti – da Tambov a Nižnij Novgorod, da Samara a Bugul’ma – con ripercussioni immediate sul traffico passeggeri e merci.
L’ondata di droni, partita quasi certamente dal territorio ucraino, ha colpito in particolare la fascia sud-occidentale della Russia: nella regione di Rostov i sistemi di difesa hanno operato in sette distretti senza danni a terra, mentre a Brjansk la popolazione è rimasta illesa. La portata dell’attacco – per numero di velivoli e per estensione geografica – segna un’escalation tattica che, secondo gli analisti di Bruxelles, riflette la volontà di Kiev di colpire le retrovie logistiche e industriali russe in vista della stagione estiva delle operazioni. Non è un caso che tra gli obiettivi siano finite le regioni di Voronež e Kursk, dove transitano i rifornimenti per il fronte orientale, e la Crimea, base della flotta russa del Mar Nero.
Per l’Italia e l’Europa, la notte dei droni si presenta con un doppio volto. Da un lato, le restrizioni nei cieli russi hanno un impatto diretto sulle rotte aeree che collegano il continente all’Asia centrale e all’Estremo Oriente: i vettori europei che sorvolano la Russia per raggiungere la Cina devono ora ricalcolare le tratte, con ritardi e costi aggiuntivi. Dall’altro, l’intensificarsi degli attacchi a lunga distanza riaccende il dibattito sulla fornitura di armi all’Ucraina: a Roma e a Parigi ci si interroga se il sostegno occidentale stia incoraggiando una strategia di attrito che rischia di allargare il conflitto oltre i confini ucraini. Mosca, dal canto suo, ha già annunciato che considererà queste incursioni come una partecipazione diretta dei Paesi Nato alle ostilità.
Guardando avanti, la cronaca di questa notte non rappresenta un episodio isolato, ma un tassello di una guerra di logoramento che si gioca sempre più nei cieli. La capacità ucraina di produrre e lanciare centinaia di droni a basso costo contro obiettivi strategici russi sta forzando Mosca a dirottare risorse dalla linea del fronte alla difesa aerea interna, mentre il Cremlino cerca di mostrare un controllo territoriale che i fatti di Samara smentiscono. Se questa tendenza proseguirà, le prossime settimane potrebbero vedere una corsa agli armamenti tra sistemi anti-drone e droni di nuova generazione, con l’Europa chiamata a scegliere se rafforzare le proprie difese o mediare un cessate il fuoco che appare, oggi, più lontano che mai.
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