
Velocità e multe: la Russia frena la stretta, tra test canadesi e psicologia americana
L’ipotesi di ridurre il margine di tolleranza per le infrazioni di velocità, portandolo dagli attuali venti chilometri orari a soli due o tre, si è infranta contro un muro istituzionale a Mosca. Il ministero dell’Interno russo è stato categorico: nessun passo indietro su una soglia che, dal 2014, permette agli automobilisti di superare il limite senza incorrere in sanzioni fino a venti chilometri orari. La presa di posizione, ribadita dalla portavoce Irina Volk, segue le dichiarazioni del direttore del Centro per l’organizzazione del traffico di Mosca, Michail Kizlyk, il quale aveva sollevato l’idea sostenendo che le telecamere di ultima generazione sono ormai in grado di rilevare con una precisione di un chilometro orario.
Ma il fronte del no è ampio: il presidente della Duma, Vjačeslav Volodin, ha parlato di una proposta che «crea tensione nella società», mentre il ministero dei Trasporti ha dichiarato di non vederne l’utilità. La linea del Viminale russo, al contrario, punta ad aumentare i limiti consentiti sulle autostrade federali, in una logica di fluidificazione del traffico piuttosto che di inasprimento punitivo. La discussione russa, però, non è un caso isolato: in Canada la provincia dell’Alberta ha avviato un test su un tratto di ventidue chilometri della Highway 2, portando il limite a centoventi chilometri orari, il più alto del paese insieme alla Coquihalla della Columbia Britannica.
Una scelta opposta a quella di alcune contee americane, come la Outagamie nel Wisconsin, dove in un’area di smaltimento rifiuti è stato imposto un limite di 27,8 chilometri orari (17,3 miglia all’ora). Una cifra volutamente inusuale, spiegano le autorità locali, per spezzare l’automatismo mentale dei guidatori e costringerli a prestare attenzione. Intanto in Australia occidentale gli autotrasportatori chiedono pene più severe per chi sorpassa in modo pericoloso, definendo «incomprensibile» la leggerezza con cui vengono trattate certe violazioni.
In Europa, e in Italia in particolare, il dibattito segue un'altra traiettoria: qui la franchigia è di dieci chilometri orari, e periodicamente si discute di un suo eventuale abbassamento, ma senza che finora sia emersa una volontà politica chiara. La lezione che arriva da Mosca è duplice: da un lato, la tecnologia rende ormai possibile un controllo quasi assoluto; dall’altro, l’accettabilità sociale di una stretta resta il vero nodo politico. Tra chi vuole strade più veloci, chi punta a sanzioni esemplari e chi gioca sulla psicologia dei conducenti, emerge un panorama frammentato in cui ogni paese cerca la propria formula per conciliare sicurezza e mobilità.
La partita, lungi dall’essere chiusa, si gioca tra margini tecnici e margini di consenso.
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