
La sfida nucleare iraniana: Mosca e Pechino sostengono Teheran, Washington isolata
In un netto schieramento geopolitico, la Russia ha definito "inalienabile" il diritto dell'Iran ad arricchire l'uranio per scopi pacifici, posizione ribadita dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov al termine di una visita ufficiale a Pechino. Questa presa di posizione, che gode del sostegno cinese, rappresenta un aperto sfidamento alle richieste statunitensi e rischia di congelare ulteriormente i già fragili negoziati sul nucleare iraniano, con ripercussioni dirette sulla sicurezza energetica e strategica dell'Europa.
L'affermazione di Lavrov, secondo cui Mosca è pronta a giocare un ruolo attivo – incluso lo stoccaggio o la riconversione del materiale – non è un caso isolato, ma si inserisce in una cornice di sostegno diplomatico a Teheran. Dall'ottica di Pechino, l'appoggio al principio del diritto all'energia nucleare civile rafforza l'asse con Mosca e consolida l'influenza in Medio Oriente, offrendo un contrappeso all'egemonia americana. Contemporaneamente, Teheran ha fatto eco alla retorica russa, dichiarando attraverso il proprio portavoce che il diritto è "incontestabile", pur mostrando una flessibilità negoziale sul livello di arricchimento.
Questa solidarietà euroasiatica si scontra frontalmente con l'intransigenza di Washington, dove l'amministrazione Trump ha ripetutamente e pubblicamente escluso qualsiasi concessione sull'arricchimento sul suolo iraniano, insistendo per la rimozione totale del materiale. La frattura tra le potenze rende così quasi impossibile qualsiasi ritorno all'accordo del 2015 (JCPOA), lasciando l'Iran libero di avanzare nel suo programma nucleare sotto la protezione politica di Russia e Cina.
Per l'Italia e l'Unione Europea, tradizionali mediatori e parti dell'accordo originario, lo stallo rappresenta un grave scacco diplomatico e un moltiplicatore di rischi. Un Iran più vicino alla soglia nucleare, sostenuto da Mosca, destabilizza ulteriormente il Mediterraneo allargato, già teatro di tensioni energetiche e migratorie. Secondo gli analisti di Bruxelles, l'Europa si trova ora in una posizione scomoda: costretta a scegliere tra un allineamento improbabile con la linea dura di Washington e un accomodamento con Mosca e Pechino che ne minerebbe l'autorità normativa.
Guardando avanti, la proposta russa di fungere da custode per l'uranio iraniano potrebbe costituire l'unica base per un dialogo tecnico, ma è destinata a essere rigettata dagli Stati Uniti. La probabile conseguenza è un progressivo deterioramento della situazione, con Teheran che accumulerà materiale fissile sotto l'ombrello delle grandi potenze rivali di Washington, mentre l'Europa dovrà affrontare le ricadute in termini di sicurezza e di prezzo dell'energia, cercando una via autonoma e sempre più stretta tra due blocchi contrapposti.
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
La Russia considera il diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio per scopi pacifici come inalienabile. Mosca si offre di facilitare una soluzione tecnica, ad esempio trasformando l'uranio altamente arricchito in combustibile per reattori, e accetta sia una pausa sia la continuazione dell'arricchimento, purché sia rispettato il principio universale. La posizione russa si presenta come pragmatica e distaccata dalle pressioni statunitensi.
La Russia sfida apertamente le richieste di Trump dichiarando che l'Iran ha un diritto inalienabile all'arricchimento dell'uranio. Questa presa di posizione, espressa durante la visita di Lavrov in Cina, complica i negoziati di pace guidati dagli Stati Uniti e segnala un allineamento di Mosca con Teheran contro la linea dura americana. L'episodio viene letto come un allarme per la sicurezza e un fattore di urgenza nelle trattative.
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