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Giustizia e Dirittovenerdì 22 maggio 2026

La Thailandia dimezza i soggiorni senza visto: da 60 a 30 giorni per 90 Paesi, inclusa l'Italia

Bangkok riduce da 60 a 30 giorni il soggiorno senza visto per i cittadini di oltre 90 nazioni, tra cui l'Italia. La mossa, giustificata con esigenze di sicurezza, segna un ritorno alle regole pre-pandemia.

La Thailandia ha annunciato un'inversione di rotta nella sua politica di accoglienza turistica, riducendo da 60 a 30 giorni la durata del soggiorno senza visto concessa ai cittadini di oltre 90 Paesi, tra cui l'intero spazio Schengen e quindi l'Italia. La decisione, comunicata dal ministro del Turismo Surasak Phancharoenworakul, segna il ritorno alle regole in vigore prima della pandemia, dopo una breve fase di apertura prolungata. Secondo le autorità di Bangkok, l'obiettivo è contrastare l'aumento della criminalità legata agli stranieri, in particolare i reati di droga, tratta di esseri umani e frodi economiche, che hanno portato a recenti arresti di cittadini stranieri.

La mossa thailandese assume un significato particolare per l'Europa, e per l'Italia in particolare, dove la Thailandia è una meta turistica molto popolare. Dal punto di vista di Bruxelles, la riduzione dei termini potrebbe influenzare i flussi turistici, ma anche le relazioni bilaterali in materia di sicurezza. Nel frattempo, da Pechino e da altre capitali asiatiche si guarda con attenzione a questa stretta, che potrebbe essere seguita da altri paesi del Sud-est asiatico alle prese con sfide simili.

La decisione non è uniforme per tutti i Paesi: il ministro ha accennato alla possibilità che alcune nazioni vengano ulteriormente limitate a soli 15 giorni, una misura che colpirebbe in particolare i viaggiatori provenienti da alcune aree considerate a rischio. L'industria turistica, che rappresenta oltre il 10% del PIL thailandese, segue con preoccupazione l'evoluzione normativa, temendo un calo degli arrivi dopo la ripresa post-pandemica.

In prospettiva, la Thailandia sembra voler razionalizzare il proprio sistema di ingressi, puntando sull'espansione del visto elettronico per mantenere un controllo più efficace. Resta da vedere se questa politica di restrizione selettiva riuscirà a conciliare le esigenze di sicurezza con la necessità di attrarre visitatori, in un contesto globale di competizione turistica sempre più serrata.

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I resoconti svedesi inquadrano il cambiamento come un ritorno di routine alle norme pre-pandemia, dimezzando il soggiorno senza visto da 60 a 30 giorni, con il ministro del turismo che cita la necessità di combattere la criminalità. Il tono è fattuale e privo di emozione.

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I media del Golfo sottolineano la portata globale dei cambiamenti dei visti, che riguardano oltre 90 paesi tra cui India e UAE, e mettono in risalto la sicurezza nazionale e la semplificazione come giustificazioni ufficiali. La cornice è neutrale, concentrandosi sul vasto impatto.

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venerdì 22 maggio 2026

La Thailandia dimezza i soggiorni senza visto: da 60 a 30 giorni per 90 Paesi, inclusa l'Italia

Bangkok riduce da 60 a 30 giorni il soggiorno senza visto per i cittadini di oltre 90 nazioni, tra cui l'Italia. La mossa, giustificata con esigenze di sicurezza, segna un ritorno alle regole pre-pandemia.

La Thailandia ha annunciato un'inversione di rotta nella sua politica di accoglienza turistica, riducendo da 60 a 30 giorni la durata del soggiorno senza visto concessa ai cittadini di oltre 90 Paesi, tra cui l'intero spazio Schengen e quindi l'Italia. La decisione, comunicata dal ministro del Turismo Surasak Phancharoenworakul, segna il ritorno alle regole in vigore prima della pandemia, dopo una breve fase di apertura prolungata. Secondo le autorità di Bangkok, l'obiettivo è contrastare l'aumento della criminalità legata agli stranieri, in particolare i reati di droga, tratta di esseri umani e frodi economiche, che hanno portato a recenti arresti di cittadini stranieri.

La mossa thailandese assume un significato particolare per l'Europa, e per l'Italia in particolare, dove la Thailandia è una meta turistica molto popolare. Dal punto di vista di Bruxelles, la riduzione dei termini potrebbe influenzare i flussi turistici, ma anche le relazioni bilaterali in materia di sicurezza. Nel frattempo, da Pechino e da altre capitali asiatiche si guarda con attenzione a questa stretta, che potrebbe essere seguita da altri paesi del Sud-est asiatico alle prese con sfide simili.

La decisione non è uniforme per tutti i Paesi: il ministro ha accennato alla possibilità che alcune nazioni vengano ulteriormente limitate a soli 15 giorni, una misura che colpirebbe in particolare i viaggiatori provenienti da alcune aree considerate a rischio. L'industria turistica, che rappresenta oltre il 10% del PIL thailandese, segue con preoccupazione l'evoluzione normativa, temendo un calo degli arrivi dopo la ripresa post-pandemica.

In prospettiva, la Thailandia sembra voler razionalizzare il proprio sistema di ingressi, puntando sull'espansione del visto elettronico per mantenere un controllo più efficace. Resta da vedere se questa politica di restrizione selettiva riuscirà a conciliare le esigenze di sicurezza con la necessità di attrarre visitatori, in un contesto globale di competizione turistica sempre più serrata.

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I resoconti svedesi inquadrano il cambiamento come un ritorno di routine alle norme pre-pandemia, dimezzando il soggiorno senza visto da 60 a 30 giorni, con il ministro del turismo che cita la necessità di combattere la criminalità. Il tono è fattuale e privo di emozione.

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I media del Golfo sottolineano la portata globale dei cambiamenti dei visti, che riguardano oltre 90 paesi tra cui India e UAE, e mettono in risalto la sicurezza nazionale e la semplificazione come giustificazioni ufficiali. La cornice è neutrale, concentrandosi sul vasto impatto.

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