
Le dimissioni di Miele dal CSM e l'ombra lunga dell'inchiesta sul Ponte
L'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, indagato per corruzione, lascia l'incarico di revisore del Consiglio superiore della magistratura per "ragioni di opportunità", mentre l'inchiesta sul Ponte sullo Stretto si allarga.
Con una mossa che non sorprende gli addetti ai lavori, Tommaso Miele ha rassegnato le dimissioni da presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del CSM, incarico assunto appena un anno fa per il quadriennio 2025-2028. Ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Miele è indagato dalla Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sul Ponte sullo Stretto, che sta scavando in un sistema di favori e nomine nel mondo della magistratura contabile e della gestione delle grandi opere. Le dimissioni, motivate da non meglio precisate "ragioni di opportunità", arrivano dopo che l'incarico, inizialmente gratuito, era diventato retribuito a partire dal marzo scorso con un compenso lordo di 27mila euro annui, deliberato dal plenum del CSM stesso.
L'indagine, che ruota attorno al progetto faraonico del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, ha portato alla luce tentativi di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sull'opera. Secondo gli ambienti giudiziari romani, il passo indietro di Miele è un atto dovuto per preservare la credibilità di un organismo di controllo interno alla magistratura, già investito da polemiche. Nel Mezzogiorno, invece, dove il Ponte è atteso come volano di sviluppo economico, l'ennesimo scossone giudiziario alimenta il timore di un ulteriore stallo: le inchieste rischiano di allungare i tempi di un'infrastruttura che già sconta ritardi decennali.
A Bruxelles l'attenzione è alta: il Ponte sullo Stretto è in parte finanziato con fondi europei e la Commissione segue da vicino gli sviluppi, preoccupata che gli scandali possano minare la trasparenza nell'uso delle risorse comunitarie. Non è un caso che il caso Miele arrivi mentre l'Esecutivo italiano spinge per una accelerazione normativa sulle grandi opere, puntando proprio al varo dei cantieri entro il 2026. Le dimissioni dell'alto magistrato contabile, per quanto dolorose, non chiudono però la partita: l'inchiesta della Procura di Roma procede, e con essa l'esame di un sistema di relazioni che, secondo gli investigatori, mescolava interessi privati e controlli pubblici.
Il nodo vero, ora, è capire se e quanto l'uscita di scena di Miele possa arrestare l'effetto domino su altre figure apicali della magistratura contabile. La Corte dei Conti, già sotto pressione per il proprio ruolo di garanzia, esce indebolita da questa vicenda, mentre l'opinione pubblica fatica a distinguere tra le necessarie verifiche di legalità e le strumentalizzazioni politiche. In un Paese che ha bisogno di riprendere fiducia nelle istituzioni, ogni incrinatura nel sistema dei controlli diventa una crepa da cui può insinuarsi la sfiducia.
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