
Il greggio iraniano rompe il blocco: tre petroliere verso l’Asia, intesa vicina
Tre superpetroliere iraniane hanno attraversato il blocco navale USA nello Stretto di Hormuz con quasi 5 milioni di barili, prime esportazioni in due mesi, alla vigilia dell’intesa tra Washington e Teheran.
Nella notte tra martedì e mercoledì, tre petroliere battenti bandiera iraniana hanno varcato il perimetro di blocco navale imposto dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, cariche di greggio destinato ai mercati asiatici. Le superpetroliere Diona e Hero II, due VLCC della National Iranian Tanker Company, trasportavano ciascuna circa due milioni di barili, mentre la Suezmax Sonia I ne imbarcava un milione aggiuntivo, per un totale di quasi 4,8 milioni di barili. È la prima volta in oltre due mesi che navi iraniane riescono a forzare l’accerchiamento della Marina americana, in vigore dal 13 aprile, segnando un passaggio concreto dalla retorica diplomatica alla ripresa effettiva delle esportazioni di Teheran.
Il movimento delle petroliere, tracciato dai satelliti e confermato dalla piattaforma TankerTrackers, giunge a poche ore dalla firma del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, atteso venerdì in Svizzera. L’accordo quadro, articolato in quattordici punti, prevede l’immediata rimozione del blocco navale e la riapertura del corridoio di Hormuz, come annunciato dallo stesso presidente Trump con un messaggio sulla sua piattaforma Truth. Secondo fonti vicine al negoziato, l’intesa consentirà all’Iran di riprendere subito le vendite di petrolio, in attesa di un trattato di pace definitivo da negoziare entro sessanta giorni. Da Teheran, i media statali hanno salutato la notizia come una vittoria della resistenza nazionale, mentre da Washington si sottolinea la valenza strategica di un allentamento delle tensioni in una regione chiave per gli approvvigionamenti energetici globali.
I mercati petroliferi hanno reagito con un moderato calo delle quotazioni, portando il Brent sotto la soglia degli 80 dollari al barile, in un contesto di domanda globale ancora incerta. Gli analisti di Bruxelles osservano che la ripresa dei flussi iraniani potrebbe contribuire a stabilizzare i prezzi nel breve termine, un elemento non trascurabile per l’Italia e l’Europa, fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio. Tuttavia, l’ottica di Pechino resta prudente: la Cina, principale acquirente del petrolio iraniano, mostra una domanda interna fiacca a causa dei margini di raffinazione ridotti, il che potrebbe limitare l’assorbimento immediato dei nuovi volumi. Resta inoltre da chiarire se le spedizioni potranno avvenire senza intoppi assicurativi e finanziari, dato che le sanzioni secondarie americane non sono state formalmente revocate.
La rotta tracciata dalle petroliere – verso est, con destinazione Singapore e presumibilmente i terminali cinesi – disegna i contorni di una tregua fragile ma carica di implicazioni. Il percorso verso una pace strutturale in Medio Oriente passa attraverso la capacità di Washington e Teheran di trasformare un’intesa preliminare in un accordo permanente entro la finestra di due mesi. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che guarda con apprensione a ogni fiammata del prezzo del barile, il disgelo rappresenta una boccata d’ossigeno, ma anche un monito: la geografia del petrolio resta esposta ai venti imprevedibili della geopolitica, e la riapertura di Hormuz, per quanto benvenuta, è solo il primo passo di un cammino irto di incognite.
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Il passaggio delle petroliere iraniane oltre il blocco navale americano viene accolto come un'opportunità storica dai leader del G7, che vedono nell'accordo imminente un passo diplomatico decisivo. L'intesa, raggiunta sotto la guida ferma di Trump e con il sostegno di mediatori, promette di allentare le sanzioni e riaprire l'export petrolifero. I governi europei si dicono pronti a contribuire all'attuazione, in un clima di cauto ottimismo.
L'Iran ha ripreso le esportazioni di petrolio dopo la fine del blocco americano, con le petroliere che trasportano greggio per la prima volta in due mesi. L'accordo quadro tra Washington e Teheran prevede la cessazione del blocco navale. La notizia è riportata in modo fattuale, citando dati di monitoraggio e fonti giornalistiche, senza commenti politici.
Petroliere iraniane hanno attraversato la zona di blocco americana, segnando le prime esportazioni di greggio in due mesi. La notizia, basata su dati di tracciamento marittimo, è riportata in modo essenziale e senza commenti. L'evento è presentato come un fatto di cronaca, senza implicazioni diplomatiche.
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