
Licenziamento del capo della Marina Usa: la resa dei conti nel Pentagono scuote la sicurezza globale
La rimozione improvvisa del segretario alla Marina statunitense John Phelan, annunciata dal Pentagono senza fornire spiegazioni ufficiali, rappresenta l’ultimo e più clamoroso segnale delle tensioni che attraversano l’amministrazione Trump. Secondo fonti vicine al dipartimento, Phelan è stato allontanato per l’insanabile conflitto con il ministro della Difesa Pete Hegseth: un contrasto che, nell’ottica di Washington, rivela una lotta di potere più profonda sulla catena di comando e sul ruolo stesso delle Forze armate. Hegseth, riferiscono gli analisti della capitale, rimproverava a Phelan di aver scavalcato la gerarchia intrattenendo rapporti diretti con il presidente, con il quale condivideva persino il vicinato a Palm Beach.
Un comportamento letto come una sfida alla disciplina, culminata nell’accusa di non aver reagito con sufficiente durezza alle dichiarazioni del senatore Mark Kelly, che invitava i militari a disobbedire a ordini illegali. La sostituzione con il vice Hung Cao, figura gradita a Hegseth, suggerisce una purga mirata a rinsaldare il controllo politico sulla Marina in un momento di massima tensione internazionale. La notizia, infatti, giunge mentre la flotta americana è impegnata nel blocco navale dello Stretto di Hormuz: secondo gli osservatori di Bruxelles, l’instabilità al vertice della Marina rischia di indebolire la credibilità degli impegni Nato in Medio Oriente e nel Pacifico, proprio mentre l’Europa guarda con apprensione alla capacità di deterrenza alleata.
Da Mosca, i commentatori registrano con soddisfazione quello che definiscono un sintomo di disfunzione interna, mentre Pechino osserva con attenzione l’ennesima prova di una leadership americana frammentata. La domanda, ora, è se questo licenziamento sia un episodio isolato o l’antipasto di una più ampia riorganizzazione dei vertici militari voluta da Hegseth. In ogni caso, il messaggio è chiaro: chi non allinea la propria lealtà esclusivamente al capo del Pentagono non ha spazio nella nuova gerarchia della Difesa.
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