
Iran e Oman vicini a un accordo per una nuova rotta nello Stretto di Ormuz
Teheran annuncia trattative in fase finale per un corridoio alternativo, distinto dalle rotte esistenti e separato dalla riapertura dello stretto.
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato domenica che Teheran e Mascate sono prossimi a un'intesa su una nuova rotta di transito marittimo attraverso lo Stretto di Ormuz. Il portavoce Esmaeil Baqaei ha precisato che il percorso concordato non sarà né la rotta settentrionale proposta dall'Iran né quella meridionale sostenuta da Oman, ma un corridoio inedito che rispetti i diritti sovrani e gli interessi nazionali di entrambi i paesi. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, citato dall'agenzia statale IRNA, ha confermato che i negoziati sono «in dirittura d'arrivo e nelle fasi finali». Da parte omanita non sono finora giunti commenti ufficiali.
Secondo Teheran, l'intesa con l'Oman non ha alcuna relazione con la riapertura o la chiusura dello stretto. Baqaei ha attribuito la chiusura del passaggio strategico agli Stati Uniti, accusando Washington di aver violato gli impegni presi, di aver imposto un blocco navale contro l'Iran e di aver adottato «tutte le misure ostili» successive al conflitto. La rotta meridionale attuale, ha aggiunto, è considerata insicura e legata a un contesto di insicurezza regionale e a danni per gli interessi iraniani. Teheran respinge dunque sia il tracciato nord, da essa stessa avanzato, sia quello sud, promosso da Oman all'inizio di luglio.
Lo Stretto di Ormuz, da cui prima della guerra transitava circa un quinto del petrolio trasportato via mare a livello globale, è diventato uno dei teatri più caldi del conflitto scoppiato il 28 febbraio. Dopo il fallimento di un accordo di metà giugno tra Iran e Stati Uniti – che prevedeva clausole sulla navigazione e la ripresa del dialogo – si sono succeduti bombardamenti americani su territorio iraniano e rappresaglie di Teheran contro obiettivi regionali. Il 12 luglio l'Iran ha annunciato una nuova chiusura dello stretto, seguita dal ripristino del blocco navale statunitense. Nelle ultime ore, il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver accettato di sospendere nuovi attacchi, affermando che un accordo più ampio includerebbe «l'immediata, completa e totale riapertura dello Stretto di Ormuz» e la fine della minaccia nucleare iraniana. Un funzionario regionale coinvolto nella mediazione ha indicato che la proposta prevede anche la sospensione degli attacchi in tutta la regione e la possibilità per l'Iran di esportare petrolio, in cambio della fine del blocco navale americano.
I colloqui bilaterali tra Iran e Oman, descritti da Baqaei come estranei a terze parti, proseguono senza che siano stati resi noti dettagli tecnici o scadenze. L'eventuale intesa sulla nuova rotta resta distinta dal negoziato più ampio sulla riapertura dello stretto, il cui esito dipenderà dalla capacità di Washington e Teheran di tradurre gli annunci in un'intesa verificabile.
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L'Iran annuncia di essere vicino a un accordo con l'Oman per una nuova rotta nello Stretto di Ormuz, rispettando i diritti sovrani.
Si basa sulla citazione diretta del portavoce iraniano senza aggiungere commenti o contesto geopolitico, creando un resoconto neutrale.
Non menziona le tensioni con gli Stati Uniti né il contesto bellico che ha portato alla chiusura del canale.
Teheran accusa gli Stati Uniti di aver chiuso lo stretto e afferma di essere vicino a un accordo con l'Oman.
Ripete l'accusa iraniana senza metterla in discussione o confrontarla con fonti indipendenti, creando l'impressione che la chiusura sia colpa di Washington.
Non menziona l'avvertimento iraniano di rispondere con forza a qualsiasi azione militare, né il contesto di minacce reciproche.
L'Iran avverte che la situazione nello Stretto di Ormuz non può tornare come prima della guerra e che risponderà con forza a qualsiasi aggressione statunitense.
Presenta le dichiarazioni iraniane come una risposta legittima alle minacce americane, senza menzionare le azioni iraniane che hanno portato alla chiusura, creando una narrazione di autodifesa.
Non specifica che l'Iran ha chiuso il canale né fornisce il punto di vista statunitense sulla crisi.
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