
Londra blindata, l’Europa divisa: Nakba e destra radicale si fronteggiano
Quattromila agenti nel Regno Unito per separare le due manifestazioni. In tutta Europa e in Australia cortei per il 15 maggio palestinese.
È stata la più imponente operazione di ordine pubblico nella Londra recente: quattromila agenti, veicoli blindati, cani, droni ed elicotteri per tenere separati due cortei che avanzavano in direzioni opposte nel cuore della capitale britannica. Da un lato la marcia annuale per la Nakba, il “catastrofe” che ricorda l’esodo di 700.000 palestinesi nel 1948; dall’altro la contro-manifestazione organizzata dall’attivista di estrema destra Stephen Yaxley-Lennon, noto come Tommy Robinson, con il motto “Unite the Kingdom” (A2). Per le strade di Westminster, mentre la polizia presidiava ogni incrocio, la tensione si tagliava con un coltello: non ci sono stati scontri diretti, ma i due blocchi – l’uno con le bandiere palestinesi, l’altro con croci di legno e cartelli contro l’“islamizzazione” – hanno raccontato un paese spaccato (A5). Il primo ministro Keir Starmer ha condannato le parole d’ordine dei manifestanti di destra, accusandoli di diffondere “odio e divisione” (A2).
Oltre la Manica, il 15 maggio è stato scandito da mobilitazioni analoghe. A Stoccolma migliaia di persone hanno riempito piazza Odenplan al grido di “basta crimini di guerra a Gaza”, mentre ad Atene il corteo si è snodato dal parco Eleftheria verso le ambasciate israeliana e statunitense (A4). A Parigi, tra i relatori, l’attivista Salah Hamouri ha definito l’offensiva in corso “la continuazione della Nakba” (A4). Più lontano, in Australia, circa cinquecento persone hanno marciato a Melbourne dal cuore della città fino a Flinders Street Station. Il chirurgo palestinese Bushra Othman, rivolgendosi alla folla, ha ricordato le chiavi delle case perdute, divenute “cimeli”, e le case stesse ridotte a “memorie” (A1). La senatrice aborigena Lidia Thorpe ha dichiarato la solidarietà del suo popolo con la causa palestinese (A1).
Ma a rendere la giornata londinese un caso europeo è stata la simultanea esplosione dell’altro fronte. Il corteo di destra – descritto dai cronisti londinesi come un’eruzione di rancore identitario – era composto in larga parte da cittadini britannici bianchi che lamentano un supposto “rimpiazzamento culturale”. Un uomo di cinquantotto anni, intervistato tra la folla vicino a Big Ben, ha dichiarato: “Non siamo contro l’immigrazione, ma contro la velocità con cui stanno prendendo il sopravvento” (A3). Il malessere dei manifestanti mescola islamofobia, nostalgia imperiale e frustrazione per servizi pubblici in declino – come i tempi di attesa del sistema sanitario nazionale, da loro attribuiti alla pressione migratoria (A5). L’interpretazione degli analisti di Bruxelles è che queste due anime – la solidarietà palestinese e la rivolta anti-immigrati – rappresentino le facce opposte di una stessa crisi: la difficoltà dell’Europa di gestire le proprie identità in un mondo globalizzato.
Per l’Italia, il cui dibattito pubblico è da tempo attraversato da tensioni analoghe, il modello londinese è un campanello d’allarme: la coesistenza di cortei incompatibili in una stessa città è ormai la norma, non l’eccezione, e richiede risorse di polizia crescenti. La domanda che resta, secondo gli osservatori della società civile, è se le istituzioni europee sapranno offrire un racconto comune in grado di disinnescare lo scontro tra diritti umani e sovranismo, o se l’onda lunga del 15 maggio continuerà a dividere le piazze del continente.
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
La polizia metropolitana di Londra ha schierato oltre 4.000 agenti per separare due manifestazioni rivali, una organizzata dall'attivista di estrema destra Tommy Robinson e l'altra una marcia pro-Palestina. La polizia ha avvertito di possibili scontri tra i gruppi. La situazione è gestita con una massiccia presenza di sicurezza.
A Londra, la polizia è in allerta massima in vista della marcia 'Unite the Kingdom' organizzata dall'attivista di estrema destra e anti-islam Tommy Robinson, che dovrebbe attirare decine di migliaia di persone. È prevista anche una marcia pro-Palestina, alimentando timori di scontri. L'attenzione è sulla natura provocatoria della manifestazione di estrema destra.
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