
Londra raddoppia la protezione degli ebrei tra attentati e odio senza precedenti
La polizia metropolitana schiera mille agenti in più a settimana per difendere la comunità ebraica, mentre il terrorismo e i crimini d’odio raggiungono un picco.
La notizia più grave arriva da Londra, dove la polizia metropolitana ha messo in campo un dispiegamento senza precedenti per proteggere la comunità ebraica durante la festività di Lag B’Omer, segnata dal timore di nuovi attentati dopo l’accoltellamento di due uomini a Golders Green e l’incendio doloso di una ex sinagoga. Il comandante James Conway ha parlato di una «confluenza unica» tra crimini d’odio, minacce terroristiche e azioni di Stati ostili, con riferimenti specifici al gruppo filo-iraniano Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya. La risposta delle autorità è stata rapida: mille turni aggiuntivi di agenti ogni settimana, pattugliamenti mirati nei quartieri ebraici del nord-ovest della capitale, e l’innalzamento del livello di allerta terrorismo nazionale da «significativo» a «severo». Secondo fonti della polizia, l’ipotesi che un veicolo possa essere stato usato come arma contro studenti di una scuola ebraica il 20 aprile – per fortuna senza feriti – è ancora al centro delle indagini, con il reato qualificato come aggressione aggravata a sfondo religioso.
L’ambasciatore britannico in Israele, Simon Walters, ha annunciato da Gerusalemme l’avvio di una «revisione fondamentale» della strategia antiebraica, con finanziamenti extra per la sicurezza delle comunità e un rafforzamento della presenza di agenti in borghese e dei poteri di fermo e perquisizione. Da Bruxelles, intanto, i vertici dell’Unione Europea seguono con preoccupazione l’escalation londinese: la recrudescenza dell’antisemitismo non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un quadro continentale che l’Italia conosce bene, dagli insulti sui social agli attacchi fisici registrati anche a Roma e Milano. Per il governo britannico, però, la novità è la simultaneità delle minacce: non solo criminalità comune e terrorismo jihadista, ma anche interferenze di Stati come l’Iran, che alimentano una spirale di paura difficile da spezzare.
La comunità ebraica londinese, forte e organizzata, ha risposto con determinazione: «Resteremo forti», hanno detto i familiari delle vittime. Ma gli analisti di Londra e Tel Aviv avvertono che il solo rafforzamento della vigilanza non basterà. Servirà un impegno culturale e politico per arginare un odio che, come ha detto un ispettore della Met, è diventato «una pandemia». Il rischio è che il ciclo di violenza e paura si autoalimenti, spingendo sempre più famiglie a rinchiudersi o a emigrare, con conseguenze per la coesione sociale di tutta l’Europa. L’Italia, che ha visto crescere anche i crimini d’odio contro altre minoranze, osserva con attenzione la risposta britannica: tra le opzioni sul tavolo c’è un modello di polizia di prossimità e intelligence condivisa, ma il vero banco di prova sarà la capacità di prevenire prima che accada.
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