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Società e Culturalunedì 25 maggio 2026

Lucas, 2 anni, ritrovato nella notte dopo 15 ore di ricerche nella foresta svedese

Mobilitazione senza precedenti a Nyåker: centinaia di volontari, unità cinofile e militari hanno salvato il bambino scomparso. Il sollievo della famiglia si scontra con il dramma di un’altra giovane vita spezzata nelle acque di un lago nel Lincolnshire.

Era quasi l’una di notte quando il soldato della Guardia nazionale svedese Anders Evenson ha udito un suono anomalo nel folto della foresta di Nyåker, nel Nord della Svezia. Insieme a un commilitone, ha abbandonato la catena di ricerca per seguire quel lamento che non sapeva decifrare: poteva essere un animale, ma anche un essere umano. Dopo un quarto d’ora di cammino nella boscaglia, a circa venti minuti dall’abitazione da cui era scomparso, ha scorto il piccolo Lucas, due anni, seduto da solo sulle ginocchia, infreddolito e zuppo, ma vivo. «È stata un’euforia pura, ho pianto», ha raccontato Evenson, che ha poi stretto il bambino a sé come un piccolo koala per portarlo in salvo.

La mobilitazione che ha permesso il ritrovamento è stata eccezionale. Secondo i cronisti scandinavi, all’appello lanciato nel primo pomeriggio di domenica hanno risposto polizia, protezione civile, soccorso alpino, ottantasette militari, una decina di cani molecolari, droni ed elicotteri, oltre a centinaia di volontari e all’organizzazione Missing People. In un angolo remoto della Västerbotten, l’intera comunità di Nyåker si è stretta attorno alla famiglia di origine rumena del bambino: i fratelli Östman hanno descritto un clima di ansia condivisa ma anche una solidarietà immediata, con decine di persone accorse persino da Umeå e Örnsköldsvik. Una reazione che testimonia quanto, nelle società nordiche, la scomparsa di un minore venga percepita come un’emergenza collettiva capace di azzerare le distanze e di coordinare risorse civili e militari in poche ore.

La famiglia ha vissuto ore di angoscia crescente anche per la presenza, a breve distanza, di una linea ferroviaria. «Era il nostro pensiero fisso, la nostra più grande paura», ha confessato uno zio ai giornalisti di TV4, aggiungendo che il rumore dei treni in transito amplificava il terrore di una tragedia. Il nonno Neculai Tuader, pur distrutto dalla stanchezza e dal dolore, ha dichiarato di non aver mai smesso di credere nel ritorno del nipote: «Sentivo nel cuore che lo avremmo trovato vivo». Dopo il ricovero in ospedale, il bambino è apparso «pieno di energia», una notizia che ha trasformato la veglia in una festa silenziosa.

Un destino opposto ha segnato invece la giornata di un’altra famiglia europea, oltre il Mare del Nord. Nel Lincolnshire, in Inghilterra, le ricerche di Declan Sawyer, quindicenne scomparso mentre nuotava nelle acque degli Swanholme Lakes, sono terminate nel peggiore dei modi. I sommozzatori ne hanno recuperato il corpo senza vita, e la polizia ha invitato la popolazione a non diffondere informazioni non ufficiali. Il contrasto tra i due esiti – la gioia svedese e il lutto britannico – mostra come, dietro la cronaca di ogni scomparsa, si consumi una partita contro il tempo in cui la fortuna, la rapidità dell’allarme e la coesione sociale giocano un ruolo decisivo.

Per l’Italia e per l’Europa, l’episodio di Nyåker offre più di una lezione. L’efficacia di un sistema che integra forze armate, volontariato organizzato e cittadinanza attiva suggerisce modelli replicabili di protezione civile, specie in territori montani o boschivi. Al tempo stesso, la tragedia inglese ricorda che la sicurezza dei giovani negli specchi d’acqua continua a essere un tema sottovalutato. Mentre Lucas torna ad abbracciare i suoi cari, resta sul tavolo delle politiche pubbliche la necessità di investire in prevenzione e in reti di sorveglianza che rendano sempre più rari gli epiloghi amari.

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lunedì 25 maggio 2026

Lucas, 2 anni, ritrovato nella notte dopo 15 ore di ricerche nella foresta svedese

Mobilitazione senza precedenti a Nyåker: centinaia di volontari, unità cinofile e militari hanno salvato il bambino scomparso. Il sollievo della famiglia si scontra con il dramma di un’altra giovane vita spezzata nelle acque di un lago nel Lincolnshire.

Era quasi l’una di notte quando il soldato della Guardia nazionale svedese Anders Evenson ha udito un suono anomalo nel folto della foresta di Nyåker, nel Nord della Svezia. Insieme a un commilitone, ha abbandonato la catena di ricerca per seguire quel lamento che non sapeva decifrare: poteva essere un animale, ma anche un essere umano. Dopo un quarto d’ora di cammino nella boscaglia, a circa venti minuti dall’abitazione da cui era scomparso, ha scorto il piccolo Lucas, due anni, seduto da solo sulle ginocchia, infreddolito e zuppo, ma vivo. «È stata un’euforia pura, ho pianto», ha raccontato Evenson, che ha poi stretto il bambino a sé come un piccolo koala per portarlo in salvo.

La mobilitazione che ha permesso il ritrovamento è stata eccezionale. Secondo i cronisti scandinavi, all’appello lanciato nel primo pomeriggio di domenica hanno risposto polizia, protezione civile, soccorso alpino, ottantasette militari, una decina di cani molecolari, droni ed elicotteri, oltre a centinaia di volontari e all’organizzazione Missing People. In un angolo remoto della Västerbotten, l’intera comunità di Nyåker si è stretta attorno alla famiglia di origine rumena del bambino: i fratelli Östman hanno descritto un clima di ansia condivisa ma anche una solidarietà immediata, con decine di persone accorse persino da Umeå e Örnsköldsvik. Una reazione che testimonia quanto, nelle società nordiche, la scomparsa di un minore venga percepita come un’emergenza collettiva capace di azzerare le distanze e di coordinare risorse civili e militari in poche ore.

La famiglia ha vissuto ore di angoscia crescente anche per la presenza, a breve distanza, di una linea ferroviaria. «Era il nostro pensiero fisso, la nostra più grande paura», ha confessato uno zio ai giornalisti di TV4, aggiungendo che il rumore dei treni in transito amplificava il terrore di una tragedia. Il nonno Neculai Tuader, pur distrutto dalla stanchezza e dal dolore, ha dichiarato di non aver mai smesso di credere nel ritorno del nipote: «Sentivo nel cuore che lo avremmo trovato vivo». Dopo il ricovero in ospedale, il bambino è apparso «pieno di energia», una notizia che ha trasformato la veglia in una festa silenziosa.

Un destino opposto ha segnato invece la giornata di un’altra famiglia europea, oltre il Mare del Nord. Nel Lincolnshire, in Inghilterra, le ricerche di Declan Sawyer, quindicenne scomparso mentre nuotava nelle acque degli Swanholme Lakes, sono terminate nel peggiore dei modi. I sommozzatori ne hanno recuperato il corpo senza vita, e la polizia ha invitato la popolazione a non diffondere informazioni non ufficiali. Il contrasto tra i due esiti – la gioia svedese e il lutto britannico – mostra come, dietro la cronaca di ogni scomparsa, si consumi una partita contro il tempo in cui la fortuna, la rapidità dell’allarme e la coesione sociale giocano un ruolo decisivo.

Per l’Italia e per l’Europa, l’episodio di Nyåker offre più di una lezione. L’efficacia di un sistema che integra forze armate, volontariato organizzato e cittadinanza attiva suggerisce modelli replicabili di protezione civile, specie in territori montani o boschivi. Al tempo stesso, la tragedia inglese ricorda che la sicurezza dei giovani negli specchi d’acqua continua a essere un tema sottovalutato. Mentre Lucas torna ad abbracciare i suoi cari, resta sul tavolo delle politiche pubbliche la necessità di investire in prevenzione e in reti di sorveglianza che rendano sempre più rari gli epiloghi amari.

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