
Marocco ed Egitto: segnali di forza finanziaria nel Nord Africa
Il Tesoro marocchino ha chiuso il primo trimestre dell’esercizio 2026 con un’eccedenza di bilancio pari a 5,1 miliardi di dirham, un saldo positivo che supera di oltre sei volte quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente (768 milioni). Secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze di Rabat, il risultato è frutto di una crescita delle entrate (più 9 miliardi) ben superiore all’aumento della spesa (più 4,7 miliardi). Le entrate nette hanno raggiunto il 26,9 per cento delle previsioni della legge finanziaria, segnalando una solida capacità di riscossione fiscale in un contesto di ripresa economica. Gli analisti di Rabat interpretano questi dati come la prova di una gestione di bilancio prudente, capace di assorbire gli shock esterni senza compromettere gli investimenti pubblici.
A distanza di poche centinaia di chilometri, anche l’Egitto offre spunti di ottimismo sul fronte finanziario. La Misr for Central Clearing, Depository and Registry (MCDR), istituzione cardine dell’infrastruttura dei mercati di capitale egiziani, ha chiuso il 2025 con un utile netto di circa 1,95 miliardi di lire egiziane, in crescita del 15 per cento rispetto all’anno precedente. I ricavi operativi sono aumentati del 15 per cento, mentre quelli da investimenti hanno registrato un balzo del 29 per cento. Secondo la prospettiva del Cairo, il risultato conferma l’efficacia di una strategia basata su digitalizzazione, efficienza operativa e ampliamento dei servizi, che allinea il mercato locale agli standard globali.
Se da Rabat arriva il segnale di una finanza pubblica in salute, dal Cairo giunge la conferma di un settore privato finanziario che si modernizza. Per Bruxelles questi due trend nordafricani hanno un valore strategico: il Marocco è il primo partner commerciale dell’Unione nell’area maghrebina, mentre l’Egitto resta un nodo cruciale per la stabilità energetica e migratoria del Mediterraneo. Una maggiore solidità di bilancio a Rabat riduce i rischi di instabilità, mentre la modernizzazione dei mercati egiziani apre la strada a investimenti europei in cerca di rendimenti in valuta forte.
Guardando avanti, gli osservatori di Londra e Parigi sottolineano che la sfida per entrambi i paesi sarà trasformare questi risultati congiunturali in tendenze strutturali. Il Marocco dovrà mantenere il rigore senza sacrificare la spesa sociale, mentre l’Egitto dovrà estendere la modernizzazione finanziaria a un’economia ancora gravata da debito e inflazione. Se ci riusciranno, il Nord Africa potrebbe diventare non solo un fornitore di materie prime o un corridoio migratorio, ma un vero e proprio polo di stabilità finanziaria per l’intero bacino mediterraneo.
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