
Marocco, il 40% dei beneficiari delle nuove sovvenzioni chiede lavoro: la sfida dell'integrazione
A un anno e mezzo dal lancio del programma di Aides Sociales Directes (ASD), il Marocco si trova di fronte a un bivio: secondo un'indagine dell'Agenzia Nazionale del Supporto Sociale (ANSS), il 40% dei beneficiari chiede non solo il sussidio, ma un accompagnamento verso l'impiego o un'attività generatrice di reddito. Il dato, emerso da una ricerca sul campo, rivela che il 60% degli intervistati sarebbe disposto a rinunciare all'aiuto in cambio di un'occupazione stabile. Un segnale che, secondo gli analisti di Rabat, indica una maturità sociale inaspettata: la popolazione non vuole assistenzialismo, ma strumenti per l'autonomia. Il programma, che copre quasi 4 milioni di famiglie e oltre 5 milioni di bambini con un costo mensile di 2,2 miliardi di dirham, ha già prodotto effetti tangibili: l'87% dei beneficiari dichiara un miglioramento del proprio benessere e il 75% una riduzione dell'ansia finanziaria.
Tuttavia, la transizione dall'assistenza all'occupazione resta una sfida complessa. Il ministro delegato al Bilancio, Fouzi Lekjaa, ha sottolineato in Parlamento che è giunto il momento di passare dalla fase di erogazione a quella di integrazione economica. La Camera dei Consiglieri ha appena approvato una modifica alla legge quadro sulle ASD, con 51 voti favorevoli e due astensioni, per adeguare il regime alle nuove esigenze. In un'ottica comparativa, Bruxelles osserva con interesse questa evoluzione: il modello marocchino, che combina sussidi diretti a percorsi di inserimento lavorativo, potrebbe offrire spunti per le politiche sociali europee, alle prese con il dilemma tra sostegno al reddito e attivazione. Per l'Italia, dove il Reddito di Cittadinanza ha acceso dibattiti simili, l'esperienza marocchina conferma che la chiave è nell'accompagnamento personalizzato.
La sfida ora è trasformare la domanda in offerta. Secondo la prospettiva di Pechino, che guarda al Nord Africa come a un laboratorio di sviluppo, il Marocco sta testando un equilibrio tra protezione sociale e crescita economica che potrebbe diventare un modello per i paesi emergenti. Ma gli analisti locali avvertono: senza un parallelo rafforzamento del tessuto produttivo e della formazione professionale, il rischio è che le aspettative dei beneficiari restino insoddisfatte. Il prossimo passo, suggeriscono da Casablanca, sarà monitorare l'effettiva implementazione dei programmi di accompagnamento, per evitare che l'entusiasmo iniziale si trasformi in frustrazione. La strada verso un welfare attivo è tracciata, ma il percorso è ancora in salita.
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