
Marocco, il governo Akhannouch rivendica successi economici e sociali in un bilancio di legislatura
Il capo del governo marocchino, Aziz Akhannouch, ha scelto il momento dell’ultima sessione parlamentare per presentare un bilancio che i suoi alleati definiscono trionfale. L’immagine dei tre leader della maggioranza che entrano insieme nell’emiciclo, mercoledì 15 aprile, è stata letta a Rabat come il segno di una coalizione solida, capace di reggere le pressioni di un mandato segnato da inflazione e riforme strutturali. Ma il vero messaggio politico, secondo gli analisti marocchini, è stato quello di un esecutivo che vuole presentarsi come un blocco coeso e determinato a traghettare il Regno verso una nuova fase di sviluppo, nonostante le critiche dell’opposizione.
Dal punto di vista economico, Akhannouch ha insistito sulla lotta all’inflazione, promettendo di proseguire fino a raggiungere il livello più basso possibile. Un annuncio sostenuto dalle previsioni di una buona annata agricola, con una produzione cerealicola attesa a 90 milioni di quintali, che potrebbe alleviare le tensioni sui prezzi alimentari. Il premier ha però dovuto giustificare i rincari di prodotti come le cipolle, spiegandoli con la naturale fine del ciclo produttivo, e ha messo in guardia dal rischio di politicizzare il costo degli alimenti. Una spiegazione tecnica che a Casablanca viene vista come necessaria per non incrinare la fiducia dei ceti urbani, quelli più sensibili all’erosione del potere d’acquisto.
Sul versante sociale, il discorso di Akhannouch ha segnato una svolta retorica e sostanziale. Il presidente del governo ha parlato di una «mutazione profonda» del rapporto tra cittadino e Stato, non più basato su concessioni ma su diritti costituzionali garantiti. «L’essenza della politica pubblica è una sola: mettere l’umano al centro di ogni decisione», ha scandito, richiamando la riforma della protezione sociale e il nuovo modello di sviluppo. Una visione che, nell’ottica di Bruxelles, rafforza l’immagine di un Marocco partner stabile e riformista, capace di attrarre investimenti europei, anche se permangono interrogativi sulla capacità di attuazione concreta delle misure annunciate.
Lo sguardo va ora al futuro. Con la legislatura in chiusura, il governo Akhannouch punta a consolidare il proprio lascito, ma dovrà misurarsi con una congiuntura internazionale incerta e con le attese di una popolazione giovane che chiede lavoro e giustizia sociale. Per l’Italia, che con il Marocco condivide rotte migratorie e interessi energetici, questo bilancio rappresenta un segnale di continuità: un Regno che si modernizza senza scosse, ma che non può permettersi passi falsi.
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