
La bandiera palestinese sul palco di Singapore: Massive Attack banditi dalla città-Stato
Due membri del gruppo britannico hanno esposto il vessillo durante un concerto, violando le severissime leggi locali sui simboli stranieri. La polizia ha comminato un divieto d’ingresso e bloccato ogni futura esibizione.
Sul palco del The Star Theatre, mercoledì 29 luglio, due figure si sono stagliate contro le luci reggendo un drappo bianco, verde, rosso e nero. La bandiera della Palestina, dispiegata senza preavviso, ha strappato un boato prolungato alla platea, mentre una voce scandiva «Free Palestine». Il video, rimbalzato in poche ore sui social, mostrava i membri dei Massive Attack – Robert Del Naja e Grant Marshall, secondo quanto riportato da alcuni media – in un gesto che a Singapore ha il peso di un illecito penale.
La reazione delle autorità è stata immediata e chirurgica. Dopo un’indagine condotta in coordinamento con la procura generale, la polizia ha notificato «severi ammonimenti» ai due musicisti e ha disposto il loro divieto di reingresso nella città-Stato. L’Infocomm Media Development Authority (IMDA) ha inoltre annunciato che non approverà alcuna futura richiesta di esibizione della band. La motivazione ufficiale chiama in causa il Foreign National Emblems (Control of Display) Act e il Public Order Act: a Singapore è vietato esporre in pubblico bandiere, emblemi o striscioni stranieri senza un permesso, e chi infrange la norma rischia fino a sei mesi di carcere, una multa di 500 dollari locali o entrambe le sanzioni.
La vicenda affonda le radici in un incrocio di sensibilità politiche e memorie storiche. I Massive Attack non hanno mai nascosto il loro sostegno alla causa palestinese e la critica alle operazioni militari israeliane a Gaza: già in aprile il frontman Robert Del Naja era stato arrestato a Trafalgar Square durante una protesta a favore di Palestine Action, gruppo messo fuori legge dalle autorità britanniche. A Singapore, però, il gesto si scontra con un ordinamento che vieta l’importazione di «politiche estere» in nome della coesione sociale, e con un legame antico e discreto con Israele. Come ha ricostruito un saggio pubblicato sul Jerusalem Post, la collaborazione tra i due Paesi risale al 1965, quando il neonato Stato ebraico offrì assistenza militare e tecnica alla piccola isola da poco separatasi dalla Malesia. Un’eredità che, secondo gli osservatori, contribuisce a spiegare la rapidità e la durezza della risposta.
Al momento la band non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Durante lo stesso concerto, secondo quanto riferito da alcuni spettatori, i Massive Attack avevano comunicato al pubblico di aver rimosso un brano dalla scaletta per rispettare «le leggi locali», senza specificare quale. Un dettaglio che, insieme al divieto d’ingresso, disegna il perimetro di un’espressione artistica costretta a misurarsi con i codici penali. La polizia, nel comunicato congiunto con IMDA, ha esortato «il pubblico, inclusi i cittadini stranieri, ad astenersi dall’importare politiche estere, poiché ciò può minare la coesione sociale e lo stato di diritto».
Resta l’immagine di quella bandiera sollevata a braccia tese, tra le urla di una folla che forse non immaginava di assistere all’ultimo concerto dei Massive Attack a Singapore. Un’istantanea che condensa la tensione irrisolta tra la vocazione universale della musica e la geografia minuziosa delle leggi.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.50 | critical |
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Singapore colpisce duramente un gesto di solidarietà, dimostrando la sua linea filo-israeliana.
Il divieto viene presentato come sproporzionato e discriminatorio, sottolineando la severità della punizione senza enfatizzare che la legge singaporiana vieta l'esposizione di qualsiasi bandiera straniera, non solo quella palestinese.
Singapore, la 'piccola Israele', usa leggi repressive per colpire il sostegno alla Palestina.
Il legame storico con Israele viene evocato per spiegare la decisione, minando la credibilità della motivazione ufficiale basata sull'ordine pubblico.
Singapore reprime la libertà di espressione dei musicisti, mostrando il suo volto illiberale.
L'episodio viene inquadrato come un attacco alla libertà artistica e politica, generalizzando il gesto a un diritto universale senza approfondire le specificità legali locali.
Singapore applica le sue leggi contro l'esposizione di bandiere straniere, inclusa quella palestinese.
La notizia viene riportata in modo fattuale, enfatizzando la proceduralità della decisione e senza esprimere giudizio sulla natura politica del gesto.
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