
A Bogotà il quarto Encuentro dei popoli originari tra musica e memoria
Dal 6 al 9 agosto il Centro Nacional de las Artes ospita oltre 30 attività gratuite con più di 25 popoli indigeni colombiani. Un evento che intreccia saperi e resistenza.
Al Centro Nacional de las Artes di Bogotà, dal 6 al 9 agosto, le sale si riempiono di musiche, danze, tessuti e cerimonie: è il quarto Encuentro de Pueblos Originarios Abya Yala. Più di 25 popoli indigeni della Colombia portano la loro voce in un programma che, secondo la direttrice Xiomara Suescún, vuole «ampliare lo sguardo sulla diversità culturale del paese». L’ingresso è libero, e l’evento si articola in oltre trenta attività: presentazioni artistiche, spazi di pensiero, una fiera di emprendimenti e dialoghi interculturali.
L’incontro è il risultato di una costruzione collettiva tra il Centro e le comunità, attraverso una “minga culturale” che ogni anno definisce contenuti e orientamenti. La narrazione scelta per questa edizione è ‘Semillas de Memoria, Cultura y Resistencia’: un invito a riconoscere che la sopravvivenza dei popoli indigeni non dipende solo dalla resistenza all’esclusione storica, ma anche dalla capacità di trasmettere conoscenze, rafforzare la parola ancestrale e mantenere viva la relazione spirituale con il territorio. «Le insegnanze che ci hanno dato i nostri maggiori non si devono perdere», afferma Arley Pastas, asesor scelto dalla minga.
Ad aprire idealmente il percorso sonoro dell’incontro sarà il gruppo Runa Taky, che in quechua significa ‘Canto dell’uomo’. La loro musica e danza tradizionale – spiegano gli organizzatori – provengono dalle regioni andine del sud del paese e mantengono viva la voce collettiva delle comunità. Il gruppo darà inizio a un viaggio tra i saperi e le memorie musicali di diverse culture indigene, in un dialogo che si estende per tutti e quattro i giorni.
Alla base dell’evento c’è la volontà di creare un punto di incontro tra culture differenti. «Questo è uno spazio dove ci incontriamo per, dai diversi saperi e arti vive presenti nei nostri territori, apportare, pensare, dialogare, tessere e intrecciare queste conoscenze», spiega Alexis Forero, del popolo Misak e consigliere selezionato dalla minga. L’Encuentro non è solo per i popoli indigeni, ma per tutta la società: «Un’opportunità per avvicinarci ad altre culture e riconoscere nella diversità un valore», sottolinea Suescún.
Il centro di Bogotà diventa così un crocevia di storie, dove i visitatori possono incontrare artisti, saggi e portatori di tradizione. Tessuti, lingue, cerimonie e racconti si intrecciano in un mosaico che evoca una memoria viva, lontana da ogni museificazione. Forse è questo il dono più prezioso dell’incontro: mostrare come la cultura possa essere un ponte, non una barriera.
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