
Il monito di Mattarella: la Resistenza resta fondamento, non pacificazione
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto il Quirinale, nel colloquio con le associazioni combattentistiche e d’arma, per ribadire un principio che suona come un richiamo esplicito al presente: la lotta di Liberazione è una delle pagine fondanti della storia repubblicana, e i suoi valori – libertà, giustizia, pace, democrazia – non appartengono a una stagione archiviata, ma sono scolpiti nella Costituzione e costituiscono il fondamento della convivenza civile. Le parole del capo dello Stato arrivano dopo le dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che aveva equiparato l'omaggio ai caduti partigiani e repubblichini in nome di una “pacificazione” che, agli occhi del Colle, rischia di appiattire la distinzione tra chi ha combattuto per la democrazia e chi ha servito un regime d'oppressione. Mattarella non cita nessuno, ma il messaggio è inequivocabile: il 25 aprile non è una data neutra, bensì il simbolo della rinascita morale e civile di un popolo che nella Resistenza ha trovato la forza di affermare i princìpi su cui si regge l'Italia repubblicana.
Non solo. Il presidente ha messo in guardia dal considerare quei beni – libertà e pace – come acquisiti una volta per tutte: “Sono beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono cura costante”. Un monito che, nell'ottica degli analisti di Bruxelles, assume un rilievo particolare in un'Europa segnata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente, dove la memoria storica diventa bussola per orientare le scelte diplomatiche e di difesa.
La celebrazione del 25 aprile vedrà Mattarella all'Altare della Patria insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima di recarsi a San Severino Marche, città medaglia d'oro al merito civile. Sarà un banco di prova per verificare se la retorica della pacificazione, cara a frange della maggioranza, riuscirà a conciliarsi con il richiamo alla nettezza dei valori antifascisti che il capo dello Stato ha voluto riaffermare. Per la democrazia italiana, e per il suo ruolo in Europa, la sfida è tenere insieme memoria e coesione senza cancellare le differenze che quella memoria ha generato.
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