
Meloni completa il rimpasto di governo, ma la nomina della Consob resta il nodo cruciale
Giorgia Meloni ha chiuso il capitolo del rimpasto ministeriale, nominando cinque nuovi sottosegretari e ricomponendo gli equilibri della maggioranza. La mossa, arrivata a un mese dalla debacle referendaria, segna un tentativo di stabilizzazione dopo le dimissioni di Andrea Delmastro dalla Giustizia. Tuttavia, mentre Palazzo Chigi archivia la fase acuta della crisi, resta aperta una partita decisiva: la designazione dei vertici di Consob e Antitrust, autorità indipendenti che dall'osservatorio di Bruxelles sono considerate fondamentali per la credibilità economica italiana.
Il riassetto, come spesso accade in queste fasi, ha richiesto un delicato lavoro di bilanciamento tra gli alleati. Fratelli d'Italia ha infatti ceduto una casella a Forza Italia, promuovendo l’ex capogruppo Paolo Barelli ai Rapporti con il Parlamento. La scelta più significativa è però quella di Alberto Balboni, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che sostituisce Delmastro alla Giustizia. Profilo istituzionale e meloniano doc, Balboni incarna una svolta verso toni più moderati, lasciando delusa la deputata Sara Kelany, che era data in pole. Completa il quadro l’ingresso di Giampiero Cannella alla Cultura, di Mara Bizzotto al Mimit e di Massimo Dell'Utri alla Farnesina.
Questo aggiustamento interno, però, non basta a dissipare le nubi sull’agenda economica. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha avvertito che la questione Consob va risolta "a brevissimo", insieme al rinnovo dell’Antitrust in scadenza il 4 maggio. La Lega spinge per il suo uomo, Federico Freni, e si ipotizza persino una sua collocazione all’Antitrust piuttosto che alla vigilanza sulla Borsa. La lentezza nelle nomine di queste autorità indipendenti rischia di inviare un segnale negativo ai mercati e alle istituzioni europee, soprattutto in un momento in cui i dati Eurostat ricordano la fragilità dei conti pubblici italiani.
In prospettiva, la capacità dell’esecutivo di gestire con tempismo e trasparenza queste designazioni sarà un banco di prova cruciale. Dall’ottica di Bruxelles, dove si monitora il rispetto degli impegni sul Pnrr e la stabilità finanziaria, un’autorità di vigilanza come la Consob senza una guida stabile è un elemento di vulnerabilità. Per Meloni, dopo aver tamponato la crisi politica interna, la sfida si sposta ora sul terreno della governance economica, dove dovrà conciliare le pressioni degli alleati con le esigenze di credibilità internazionale.
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