
Mondiali, l'Iran accusa Infantino: «Promesse infrante sui visti»
Quindici dirigenti iraniani senza visto per gli Usa, mentre cresce la critica dei gruppi per i diritti umani all'inerzia della Fifa.
A pochi giorni dal fischio d'inizio dei Mondiali 2026, il presidente della Fifa Gianni Infantino si ritrova al centro di una bufera diplomatica. Il supervisore della nazionale iraniana, Mahdi Mohammad Nabi, ha accusato Infantino di non aver mantenuto la promessa di garantire pieno accesso ai membri della federazione per le tre partite che l'Iran giocherà negli Stati Uniti. Nabi, a cui è stato negato il visto insieme ad altri quattordici dirigenti, ha parlato a poche ore dalla conferenza stampa in cui Infantino, da Città del Messico, celebrava la partecipazione iraniana come prova della capacità della Fifa di navigare tra le complessità politiche. «Speriamo che il signor Infantino trasformi in fatti le parole e mantenga gli impegni presi con la nostra squadra», ha dichiarato con amarezza.
La vicenda si inserisce in un clima già teso per le politiche di ingresso americane, che stanno segnando l'avvio del torneo. Da più aree geografiche giungono segnalazioni di tifosi, giornalisti e persino arbitri respinti alle frontiere. Le organizzazioni per i diritti umani, riunite nella Sports & Rights Alliance – che include Amnesty International, Human Rights Watch e Reporter senza Frontiere – hanno puntato il dito contro l'inerzia della Fifa. Secondo gli attivisti, il messaggio inviato è intimidatorio: se la federazione internazionale non riesce a proteggere i propri ufficiali, come potrà garantire il rispetto per i tifosi? È stato citato anche il caso di una donna iraniana, la cui vicenda resta avvolta nell'incertezza.
Dal punto di vista geopolitico, la grana dei visti rischia di minare la strategia di Infantino, che aveva fatto dell'inclusione un cavallo di battaglia. La presenza dell'Iran – nonostante le sanzioni e le tensioni con Washington – doveva rappresentare un successo della diplomazia sportiva. Invece, la mancata concessione dei visti ai dirigenti solleva interrogativi sulla reale capacità della Fifa di far rispettare gli impegni presi con le federazioni. Analisti da Bruxelles osservano che l'Unione Europea, di fronte a eventi internazionali, ha spesso preteso garanzie analoghe: il precedente americano potrebbe rafforzare la linea di chi chiede maggiore trasparenza nei rapporti tra governi ospitanti e organismi sportivi.
Per l'Italia, che osserva da spettatrice il mondiale nordamericano dopo due mancate qualificazioni consecutive, la lezione è comunque rilevante. Il nostro Paese, candidato a ospitare manifestazioni globali – dagli Europei del 2032 alle Olimpiadi invernali – dovrà riflettere su come bilanciare le esigenze di sicurezza con la fluidità degli ingressi. Intanto, mentre il calcio mondiale si interroga, Infantino è chiamato a sciogliere l'imbarazzo: riuscirà a garantire che la Coppa più attesa non resti per molti un miraggio?
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
La notizia riporta il fallimento del presidente della FIFA Infantino nell'ottenere visti per funzionari iraniani, citando promesse non mantenute. Sottolinea i fallimenti pratici di coordinamento tra FIFA e autorità statunitensi, inquadrando la questione come un problema logistico più che come uno scontro politico.
La copertura è fortemente critica verso Infantino, accusato di tradire le promesse sui diritti umani. Dipinge i dinieghi di visto come un sintomo dell'impotenza e dell'indifferenza della FIFA, avvertendo che il fallimento dell'organizzazione nel proteggere i propri membri invia un segnale pericoloso a tifosi e giornalisti in tutto il mondo.
La narrazione enfatizza la condizione di vittima dell'Iran, inquadrando la promessa non mantenuta di Infantino come un tradimento della fiducia. Si concentra sull'impatto emotivo sui funzionari iraniani e sulla squadra, suggerendo che l'inazione della FIFA li espone a umiliazione e discriminazione da parte delle politiche immigratorie statunitensi.
La copertura tratta la disputa sui visti come un attrito geopolitico prevedibile, notando le più ampie preoccupazioni di sicurezza che giustificano le restrizioni statunitensi ai viaggi iraniani. Dipinge la pressione di Infantino come ingenua, e l'incidente come un piccolo contrattempo in una relazione antagonistica di lunga data tra Washington e Teheran.
Allarga lo sguardo
Washington revoca il visto all’ambasciatrice brasiliana: scontro diplomatico a due mesi dal voto
3 lingue · 43 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
6 lingue · 16 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate