
Fine vita, l'Italia prova l'accordo mentre Francia e Canada restano divise
Il Senato italiano fissa il 3 giugno per il dibattito, mentre Parigi boccia l'eutanasia e Ottawa frena sull'estensione ai malati psichici.
Il braccio di ferro sul fine vita in Italia si è risolto, almeno per ora, con un accordo di facciata che rinvia lo scontro al 3 giugno. Dopo la mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa e della capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi, si è stabilito che il testo andrà in Aula subito dopo il ponte del 2 giugno, con una finestra di venti giorni per trovare una sintesi tra le posizioni. Un compromesso fragile, che molti osservatori considerano un rinvio più che una svolta, ma che evita – per il momento – l’approdo del testo del Partito Democratico, ben più permissivo, in assenza di intesa. La partita resta aperta, con il fronte cattolico e le frange più liberali pronti a battagliare su ogni virgola.
Oltre le Alpi, il dibattito assume contorni opposti ma non meno tesi. Il Senato francese ha respinto nella notte l’articolo 2 della proposta di legge sull’aiuto a morire, il cuore del provvedimento che introduceva il gesto letale assistito per pazienti con prognosi infausta. I senatori, a maggioranza di destra, hanno invece approvato definitivamente il rafforzamento delle cure palliative, separando di fatto i due temi. Secondo l’ottica di Parigi, la priorità è garantire l’accompagnamento fino all’ultimo, non accelerare la morte. Una posizione che trova eco nelle parole di Louis Bouffard, paziente affetto da malattia neurodegenerativa e co-presidente dell’associazione “Les Éligibles et leur Aidants”, per il quale il progetto di legge è “estremamente violento”. Ma all’Assemblea nazionale la maggioranza è di segno opposto: il braccio di ferro tra le due Camere sembra destinato a protrarsi.
In Canada, intanto, la questione si sposta su un altro fronte: l’estensione del Medical Assistance in Dying (MAID) ai malati psichici. Conservatori e Nuovo Partito Democratico, pur su sponde opposte, hanno espresso preoccupazioni convergenti. Come ha sottolineato il leader dell’NDP Avi Lewis, “se le persone scelgono di morire perché non trovano il supporto di cui hanno bisogno nella vita, allora qualcosa è rotto nel sistema”. Un’alleanza insolita che potrebbe bloccare o ridimensionare la riforma attesa entro l’estate. L’ottica di Ottawa si interroga sul confine tra autodeterminazione e abbandono terapeutico, un dilemma che accomuna tutti i Paesi occidentali.
Guardando al futuro, il panorama europeo resta frammentato. Mentre Belgio, Paesi Bassi e Spagna hanno già leggi avanzate sul fine vita, Francia e Italia arrancano tra mediazioni parlamentari e resistenze etiche. Per l’Italia, il nodo è politico: una legge troppo restrittiva rischierebbe di essere bocciata dalla Corte costituzionale, già intervenuta sul caso Cappato; una troppo aperta potrebbe incrinare la maggioranza di governo. Il compromesso del 3 giugno è forse l’ultima chance per evitare un vuoto normativo che lascerebbe il Paese in balìa delle sentenze giudiziarie. Ma il tempo stringe, e la politica sembra ancora una volta correre più lenta della domanda di libertà che sale dalla società.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
Il dibattito sulla morte assistita mette in luce profonde fratture culturali e giuridiche. L'Italia fissa una scadenza per legiferare sotto pressione della Corte costituzionale, mentre la Francia mantiene un blocco cauto, temendo derive etiche. Il Canada, pioniere nell'introduzione della pratica, ora mostra esitazioni di fronte a casi sempre più complessi, rivelando che nemmeno i modelli più liberali sono esenti da ripensamenti.
Il mondo anglosassone osserva con preoccupazione le incertezze europee sulla morte assistita. L'Italia tenta di uscire da un vuoto normativo, la Francia resta paralizzata da timori etici, mentre il Canada, dopo anni di apertura, rivede le proprie regole per evitare abusi. Il messaggio comune è che senza garanzie solide, il diritto a morire rischia di trasformarsi in un dovere per i più vulnerabili.
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