
La diplomazia dei visti si riaccende: Mosca e Riad aprono le frontiere, Pechino guarda a Brasilia
Russia e Arabia Saudita hanno attivato la reciproca esenzione dei visti per i cittadini comuni. Brasile e Cina firmano un accordo simile. Mosca avanza con Malesia, Kuwait e Bahrein.
L’undici maggio 2026 segna una svolta nella diplomazia dei visti su scala globale. L’accordo di esenzione reciproca tra Arabia Saudita e Russia è entrato in vigore, consentendo ai cittadini di entrambi i paesi di viaggiare senza visto per soggiorni fino a novanta giorni. È la prima volta che Riad estende un simile privilegio ai possessori di passaporti ordinari, e non solo a quelli diplomatici o speciali. L’intesa, che esclude viaggi per lavoro, studio, residenza o pellegrinaggio Hajj, è stata presentata dalle autorità saudite come il coronamento di un secolo di relazioni bilaterali e come un segnale di crescente cooperazione turistica e culturale. Sul fronte opposto, lo stesso giorno, Brasile e Cina hanno formalizzato un accordo analogo: i brasiliani potranno transitare in Cina senza visto fino a trenta giorni, e viceversa, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare il turismo e gli scambi d’affari dopo il record storico di visitatori registrato dal Brasile nel 2025, oltre nove milioni. L’intesa è stata accolta con favore dagli analisti di Brasilia, che vedono nella liberalizzazione un’ancora per attrarre investimenti cinesi in un momento di crescenti tensioni commerciali tra Pechino e Washington.
Mosca, dal canto suo, non si ferma. Il ministero dello Sviluppo economico russo ha annunciato che sono in fase avanzata i negoziati per estendere l’esenzione dei visti anche a Malesia, Kuwait e Bahrein. Se le trattative dovessero concludersi positivamente, i russi potrebbero presto aggiungere altre tre destinazioni alla già ampia lista di ottantasei paesi che oggi possono visitare senza visto. L’ottica di Pechino è complementare: mentre la Cina cerca di rendere più fluida la mobilità dei propri cittadini verso l’America Latina, il governo saudita punta a diversificare la propria economia oltre il petrolio, puntando sul turismo di lusso e culturale. Da Bruxelles, tuttavia, si osserva con cautela questa proliferazione di accordi bilaterali: l’Europa teme che la competizione per attrarre visitatori possa ridurre la pressione diplomatica su Mosca per la questione ucraina, mentre l’Italia, tradizionale meta per i turisti russi, potrebbe vedere un parziale dirottamento dei flussi verso il Golfo e l’Asia.
Nello stesso scenario globale, il passaporto pakistano ha subito un ulteriore arretramento nell’ultima edizione dell’Henley Passport Index, scivolando al centesimo posto dopo un breve recupero a febbraio. I cittadini pakistani oggi possono raggiungere solo trenta destinazioni senza visto o con visto all’arrivo, un dato che riflette la fragilità della mobilità per un paese in piena crisi economica. La mappa dei visti si fa dunque sempre più polarizzata, con blocchi regionali che stringono patti preferenziali mentre altre nazioni restano ai margini. Per l’Italia e l’Europa, la sfida è duplice: da un lato, mantenere attrattiva come destinazione turistica e hub commerciale; dall’altro, evitare che la liberalizzazione dei visti diventi uno strumento di influenza geopolitica a scapito della coesione occidentale. I prossimi mesi diranno se questa ondata di aperture favorirà davvero uno scambio culturale equilibrato o se, invece, rafforzerà solo le economie più dinamiche del Golfo e dell’Asia orientale.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsAmazon supera per la prima volta i 3.000 miliardi di capitalizzazione, spinta dall'IA
6 lingue · 11 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate