
Mosca riattiva il rubliere: dal maggio 2026 riprendono gli acquisti di valuta e oro
Il Ministero delle Finanze russo ha annunciato che dal prossimo maggio riprenderà le operazioni di acquisto e vendita di valuta estera e oro sul mercato interno, nell’ambito della cosiddetta “regola di bilancio”. La decisione interrompe la sospensione decisa il 30 marzo scorso, inizialmente prevista fino a luglio, e segna un punto di svolta nella gestione dei flussi finanziari del Paese. Secondo gli analisti di Mosca, l’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare la prevedibilità delle condizioni economiche interne e ridurre la dipendenza del sistema finanziario dalle oscillazioni del mercato energetico, che negli ultimi mesi ha visto il greggio Urals superare stabilmente i cento dollari al barile, ben oltre la soglia di 59 dollari inserita nel bilancio federale.
La mossa avrà un effetto immediato sul tasso di cambio: il rublo, che dalla fine di marzo si era rafforzato fino a toccare i 74,83 rubli per dollaro – il livello più basso da febbraio 2023 – ha già iniziato a deprezzarsi, segnando un aumento del 1,3% del controvalore dello yuan cinese già nelle prime ore successive all’annuncio. Il recupero di competitività valutaria è considerato necessario per non erodere le entrate petrolifere in rubli, un aspetto cruciale per un’economia che, sotto le sanzioni occidentali, ha visto restringersi le possibilità di accumulare attività estere. La Banca centrale ha contestualmente corretto le proprie stime per il 2026, portando la previsione media del dollaro da 84 a 81,2 rubli, un segnale di allineamento con la nuova strategia del Tesoro.
Da Pechino, dove il rafforzamento dello yuan è seguito con attenzione, la ripresa degli acquisti di valuta cinese da parte del Fondo nazionale di benessere russo rappresenta un’ulteriore conferma dell’asse finanziario tra i due Paesi, ma anche un possibile fattore di pressione sulle riserve di Mosca. Sul fronte europeo, l’impatto è indiretto ma significativo: un rublo più debole potrebbe rendere le esportazioni russe – non solo energetiche – più concorrenziali, mentre l’Italia, fortemente dipendente dalle forniture di gas, osserva con cautela le mosse di un attore che resta determinante per la stabilità dei prezzi delle materie prime. Guardando al futuro, gli osservatori internazionali sottolineano che la riapertura delle operazioni valutarie rappresenta un test di credibilità per la politica economica russa: la capacità di gestire il deprezzamento senza innescare nuove tensioni inflazionistiche sarà la vera cartina di tornasole, in un contesto in cui le decisioni tecniche del Ministero delle Finanze assumono sempre più i contorni di una manovra strategica.
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